Monti: «Evasione, l'Italia è come in stato di guerra»

di Francesca Porta 

Il premier ne parla in un'intervista a Tempi: «L'evasione fiscale produce un grosso danno»

Francesca Porta

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Mario Monti - Foto LaPresse

Mario Monti - Foto LaPresse

«In stato di guerra». È così che il premier Mario Monti, in un'intervista alla rivista Tempi, ha definito la situazione dell'Italia nei confronti del fenomeno dell'evasione fiscale.

Rispondendo alle domande del settimanale, il presidente del Consiglio ha dichiarato: «La notorietà pubblica del nostro alto tasso di evasione contribuisce molto a indisporre nei confronti dell'Italia quei Paesi dei quali di tanto in tanto potremmo aver bisogno per assistenza finanziaria».

Ad esempio, i Paesi del Nord Europa. «Questi dicono: l'Italia è un Paese molto ricco, però lo Stato ha un fortissimo debito pubblico che magari richiederà domani di autarla a rinnovare; eppure ci sono italiani ricchi o medi che sistematicamente non pagano le tasse», ha spiegato Monti. «L'evasione fiscale produce un grosso danno nella percezione del paese all'estero».

La lotta all'evasione, dunque, non può lasciare spazio a sconti. «Penso che l'Italia si trovi in uno stato di difficoltà soprattutto a causa dell'evasione. E penso che da questo punto di vista ci troviamo come in uno stato di guerra», ha detto il premier.

«Ho sempre incoraggiato fortemente le persone che lavorano all'Agenzia delle Entrate e nella Guardia di Finanza a fare una dura lotta contro l'evasione. La seria lotta può comportare la necessità di momenti di visibilità che possono essere antipatici. Ma che hanno un forte effetto preventivo nei confronti degli altri cittadini».

Oltre al tema dell'evasione fiscale, Monti ha dedicato alcune riflessioni anche alla situazione economica europea («gli eurobond sono una proposta intelligente») e ai problemi della giustizia italiana. «Stiamo pensando a numerose novità legislative» - ha detto il premier in merito a quest'ultimo punto - «volte a dare risposta non solo all'emergenza carceraria, ma anche a quella lentezza dei processi che, come calcolato dalla Banca d'Italia, incide negativamente sulla crescita del Paese per un punto percentuale di Pil».

Per quanto riguarda il tema delle intercettazioni, Monti ha definito «grave» il caso delle telefonate del Capo dello Stato intercettate dalla Procura di Palermo. «È evidente a tutti che nel fenomeno delle intercettazioni telefoniche si sono verificati e si verificano abusi. È compito del governo prendere iniziative a riguardo».

Infine, alla domanda sull'eventualità di candidarsi alle prossime elezioni, Monti ha risposto: «Mi rifiuto di pensare che un grande Paese democratico come l'Italia non sia in grado, attraverso libere elezioni, di scegliere una maggioranza di governo efficace e, indirettamente, un leader adeguato a guidarla. Quindi la domanda credo e spero non sarà rilevante».

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