Ilva, il Riesame: «Inquinare fu una scelta della proprietà»

di Francesca Porta 

Il Tribunale del Riesame ha depositato le motivazioni in base alle quali ha confermato il sequestro degli impianti dell'acciaieria di Taranto

Francesca Porta

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L'Ilva di Taranto - Foto Getty Images

L'Ilva di Taranto - Foto Getty Images

Inquinare è stata una «deliberata scelta della proprietà e dei gruppi dirigenti». È questa l'opinione dei giudici del Tribunale del Riesame che il 7 agosto scorso hanno confermato il sequestro degli impianti a caldo dell'acciaieria Ilva di Taranto.

«Il disastro» - si legge nelle motivazioni depositate lunedì 20 agosto - «è stato determinato nel corso degli anni, sino a oggi, attraverso una costante reiterata attività inquinante posta in essere con coscienza e volontà, per la deliberata scelta della proprietà e dei gruppi dirigenti».

Secondo i giudici, coloro che «si sono avvicendati alla guida dell'Ilva hanno continuato a produrre massicciamente nell'inosservanza delle norme di sicurezza dettate dalla legge e di quelle prescritte, nello specifico dai provvedimenti autorizzativi». L'attività inquinante si è «protratta per anni, nonostante le osservazioni e i rilievi mossi al riguardo dalle autorità preposte alla salvaguardia dell'ambiente e della salute».

«Dalle varie parti dello stabilimento vengono generate emissioni diffuse e fuggitive non adeguatamente quantificate, in modo sostanzialmente incontrollato e in violazione dei precisi obblighi assunti dall'Ilva». L'attività inquinante, spiega il documento depositato dal Riesame, ha provocato «una gravissima contaminazione ambientale», che ha comportato «ingenti danni economici alle locali aziende zootecniche, ma soprattutto ha creato una situazione di grave pericolo per la salute e la vita di un numero indeterminato di persone».

Le modalità di gestione dell'Ilva, insomma, hanno prodotto un «disastro doloso». Per questo, il Riesame ha ordinato di fermare «il blocco delle specifiche lavorazioni e lo spegnimento degli impianti» senza facoltà d'uso. L'obiettivo è fermare immediatamente le emissioni inquinanti.

Questo non significa obbligatoriamente, scrivono i giudici, lo spegnimento dello stabilimento, che è solo «una delle scelte tecniche possibili». Significa che è necessario «individuare quelle soluzioni che, nel giungere alla cessazione delle emissioni inquinanti, consentano di pregiudicare il meno possibile ulteriori interessi in gioco. Non è compito del Tribunale stabilire se occorra intervenire nel ciclo produttibo o se occorra fermare gli impianti. Questa è una decisione che dovrà essere assunta sulla base delle risoluzioni tenciche dei custodi».

S quanto dichiarato dal Riesame è intervenuto il ministro dell'Ambiente Corrado Clini (che oggi partecipa a un nuovo vertice sulla questione dell'Aia): «Le motivazioni del Tribunale sul sequestro dello stabilimento confermerebbero che gli impianti vanno chiusi non definitivamente, ma solo in funzione degli specifici interventi di bonifica».

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