Sulcis, il governo:
«Non è detto che
la miniera chiuda»

di Francesca Porta 

Uno spiraglio di speranza si intravede per i lavoratori Carbosulcis, barricati in miniera da quattro giorni. Il presidente Napolitano: «Sono vicino alla vostra lotta»

Francesca Porta

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Frame di un servizio della tv sarda Videolina

Frame di un servizio della tv sarda Videolina

«Siamo disperati». I lavoratori della Carbosulcis, barricati nella miniera sarda di Nuraxi Figus, sono stanchi ed esasperati. Temono di perdere il loro posto di lavoro e chiedono al governo risposte chiare sul progetto che potrebbe rilanciare la produzione.

Sottoterra, a 373 metri di profondità, circa quaranta minatori protestano da ormai quattro giorni. Hanno allestito una sala con brande in legno per dormire e tavoli per mangiare. Di fianco a loro, la "riservetta" dove sono custoditi oltre 600 chili di esplosivo e i detonatori.

Più giorni trascorrono in queste condizioni, più esiste il rischio che l'esasperazione prenda il sopravvento. Ieri uno dei leader della protesta, Stefano Meletti, si è tagliato sull'avambraccio con un coltello di fronte alle telecamere. «È questo che dobbiamo fare, ci dobbiamo tagliare?».

Il minatore è stato bloccato dai colleghi, ha perso i sensi ed è stato immediatamente trasportato in ospedale. Le sue condizioni sono buone, ma per ricucire il taglio ci sono voluti dieci punti.

All'alba del quinto giorno di protesta, il sottosegretario allo Sviluppo Economico Claudio De Vincenti ha dichiarato: «Non sta scritto da nessuna parte che la miniera debba chiudere il 31 dicembre. Sono possibili soluzioni alternative».

Quel che è certo, ha spiegato De Vincenti, è che la decisione sarà della Regione Sardegna, che è la proprietaria della miniera, e che i progetti di riconversione della stessa dovranno essere «economicamente sostenibili». Domani, venerdì 31 luglio, il governo incontrerà la Regione per parlare proprio della "vertenza Sulcis".

Intanto, parole di comprensione e partecipazione sono state rivolte ai minatori dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. «Vorrei che i minatori del Sulcis, impegnati in una prova durissima, sapessero come mi senta profondamente partecipe della loro condizione e delle loro ansie», ha dichiarato il Capo dello Stato. «Capisco fino in fondo la volontà di lotta che manifestano per una causa di vitale importanza per ciascuno di essi e per le famiglie».

«Ritengo che l'incontro in sede nazionale di domani» - ha aggiunto Napolitano - «debba costituire un'occasione di bilancio delle verifiche e delle esplorazioni già compiute, e dare prime risposte che possano trasmettere serenità e fiducia in un momento così drammatico, specie per i lavoratori raccoltisi nella profondità della miniera».

Alle parole del presidente Napolitano i minatori della Carbosulcis hanno risposto con una lettera: «Confortati dal Suo sensibile interessamento verso questa causa che coinvolge l'intero territorio del popolo sardo, in un momento di grande scoramento e disperazione, i minatori e le loro famiglie si esprimono nel più sentito e profondo ringraziamento. Grazie di cuore».

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