Addio a
Carlo Maria Martini,
il cardinale del dialogo

di Francesca Porta 

L'arcivescovo emerito di Milano è morto venerdì 31 agosto. Aveva 85 anni e da molto tempo era malato del morbo di Parkinson

Francesca Porta

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Un sacerdote, un professore, un grande studioso. Un uomo di dialogo. È difficile, oggi, trovare le parole per ricordare degnamente Carlo Maria Martini, l'arcivescovo emerito di Milano scomparso questo pomeriggio dopo una lunga malattia.

Il cardinale, che quest'anno aveva compiuto 85 anni, soffriva da tempo del morbo di Parkinson. Dopo una crisi sopraggiunta a metà agosto, le sue condizioni si erano notevolmente aggravate. Come spiegato dal neurologo Gianni Pezzoli, che da anni aveva in cura l'arcivescovo, Martini «non era più in grado di deglutire nè cibi solidi, nè liquidi, ma è rimasto lucido fino alla fine».

«Ha rifiutato tutto ciò che riteneva accanimento terapeutico», ha aggiunto Pezzoli. «Non ha voluto nè la peg, il tubicino per l'alimentazione artificiale che viene inserito nell'addome, nè il sondino naso-gastrico».

Nato a Torino nel 1927, Martini entrò giovanissimo nella Compagnia di Gesù e fu ordinato sacerdote all'età di 25 anni (era il 13 luglio del 1952). Nel 1958 si laureò in teologia fondamentale alla Gregoriana di Roma e nel 1962 iniziò a insegnare critica testuale al Pontificio Istituto Biblico di Roma, dove ricoprì (dal 1969 al 1978) anche la carica di rettore.

Nel 1978 Papa Paolo VI nominò Carlo Maria Martini rettore della Pontificia Università Gregoriana, mentre nel 1979 il nuovo Papa, Giovanni Paolo II, lo elesse alla cattedra episcopale di Milano. Martini diventò così vescovo e il 10 febbraio del 1980 fece il suo ingresso ufficiale nella Diocesi di Milano.

Negli anni trascorsi nel capoluogo lombardo, Martini riuscì a conquistarsi l'affetto di tutti i milanesi, credenti e non. Istituì la scuola della parola, una serie di incontri pubblici che avevano l'obiettivo di avvicinare le persone alle Sacre Scritture con il metodo della lectio divina.

Durante gli anni del suo mandato, trattò a lungo di temi estremamente importanti, come la giustizia, l'apertura verso il diverso, la tolleranza. Fu uno dei principali sostenitori della necessità della Chiesa Cattolica di dialogare con le altre religioni e con i non credenti. «Ciascuno di noi ha in sè un credente e un non credente che si interrogano a vicenda», diceva.

Martini, inoltre, fu uno dei pochi vescovi italiani che ebbe il coraggio di interrogarsi su alcuni dei temi più spinosi per la Chiesa, come la fecondazione artificale, la sessualità e l'omosessualità, il celibato per i sacerdoti, l'eutanasia.

Dopo aver scoperto di essere malato del morbo di Parkinson, nel 2002 Martini diede le dimissioni (al suo posto venne nominato il cardinale Dionigi Tettamanzi) e si ritirò a Gerusalemme per continuare i suoi studi sulla Bibbia. Nel 2008, a causa dell'aggravarsi della malattia, il cardinale fu costretto a tornare in Italia e a ritirarsi nel collegio Aloisianum di Gallarate (Varese).

Oggi tutta l'Italia piange la sua scomparsa. Dal mondo cattolico a quello laico, dalle istituzioni religiose ai rappresentati della politica e della società civile, tutti oggi hanno rivolto un pensiero (o una preghiera) per il cardinale che ha saputo parlare al cuore della gente.

DA STYLE.IT

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