Camera, niente controlli esterni sui bilanci dei partiti

di Francesca Porta 

La Giunta per il regolamento ha bocciato la proposta di Gianfranco Fini basandosi sul principio dell'autogiurisdizione degli organi costituzionali

Francesca Porta

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L'Aula di Montecitorio - Foto LaPresse

L'Aula di Montecitorio - Foto LaPresse

I bilanci dei gruppi parlamentari della Camera dovranno essere più trasparenti. È questo il principio che sta alla base del nuovo regolamento sui finanziamenti ai partiti che mercoledì 19 settembre sarà esaminato a Montecitorio.

Secondo quanto anticipato dall'agenzia Ansa, il testo prevede che esplicita che «entro trenta giorni dalla propria costituzione, ciascun gruppo parlamentare approvi uno statuto nel quale indichi l'organo competente ad approvare il rendiconto e l'organo responsabile per la gestione amministrativa e contabile del gruppo».

«I contributi» - specifica il nuovo regolamento - «sono destinati ai gruppi esclusivamente per gli scopi istituzionali riferiti all'attività parlamentare e alle funzioni di studio, editoria e comunicazione a essa ricollegabili, nonché al fine di garantire il funzionamento degli organi e delle strutture dei gruppi».

In pratica, dunque, il testo ricorda ed esplicita che i fondi non possono essere usati a scopi privati o estranei alle finalità parlamentari. Ma chi controllerà che il regolamento venga rispettato?

Il presidente della Camera Gianfranco Fini aveva proposto, «allo scopo di garantire la trasparenza e la correttezza nella gestione contabile e finanziaria», che «ciascun gruppo» si avvalesse di una «società di revisione legale che verifichi nel corso dell'esercizio la regolare tenuta della contabilità e la corretta rilevazione dei fatti di gestione nelle scritture contabili».

L'idea di avvalersi di una società esterna, però, è stata bocciata dalla Giunta per il regolamento in base al principio dell'autogiurisdizione degli organi costituzionali. Nel testo che arriverà alla Camera, dunque, il controllo sull'effettivo uso dei fondi è affidato al collegio dei Questori, cioè i tre deputati di maggioranza e opposizione che sono a capo dell'Amministrazione di Montecitorio.

La decisione è ovviamente destinata a far discutere: in molti, infatti, pensano che un controllo interno dei conti non sia così trasparente come un controllo esterno. Altri, invece, credono che nessuna società dovrebbe avere il diritto di fare i conti in tasca al Parlamento. E voi, cosa ne pensate?

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