Marchionne: «La Fiat non lascerà l'Italia»

di Francesca Porta 

Dopo le polemiche su Fabbrica Italia, Sergio Marchionne concede un'intervista al quotidiano Repubblica

Francesca Porta

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Sergio Marchionne - Foto LaPresse

Sergio Marchionne - Foto LaPresse

Quale sarà il futuro della Fiat in Italia? È questa la domanda, chiara ma complessa, che risuona in tutta la penisola da quando, alcuni giorni fa, Sergio Marchionne ha diffuso un comunicato in cui annunciava che il progetto Fabbrica Italia non era più attuale.

Com'era prevedibile, le parole dell'amministratore delegato hanno scatenato il panico: se il progetto da 20 miliardi di euro che avrebbe dovuto valorizzare il lavoro e le specificità produttive dell'Italia viene ora «superato», quale sarà il futuro della Fiat nel Bel Paese?

Dopo giorni di polemiche e richieste di chiarimento da parte del governo, questa mattina Marchionne ha risposto ad alcuni quesiti in un colloquio con il quotidiano Repubblica. Nell'intervista, firmata dal direttore Ezio Mauro, l'ad della Fiat ha spiegato che l'impegno di investire in Fabbrica Italia «era basato su cento cose, e la metà non ci sono più per effetto della crisi».

«Da allora a oggi il mercato europeo ha perso due milioni di macchine. C'erano e non ci sono più. Tutto è cambiato», ha dichiarato Marchionne. «Ma, in questa situazione drammatica, io non ho parlato di esuberi, non ho proposto chiusure di stabilimenti, non ha mai detto che voglio andar via».

Quindi la Fiat non abbandonerà l'Italia? «La Fiat resterà in Italia», ha risposto l'ad. «Non mollo. Cerco di assecondare la ripresa del mercato Usa sfruttandola al massimo per acquisire quella sicurezza finanziaria che mi consenta di proteggere la presenza Fiat in Italia e in Europa. Fare diversamente, sarebbe una follia».

Il piano è «sopravvivere alla tempesta con l'aiuto di quella parte dell'azienda che va bene in America del Nord e del Sud, per sostenere l'Italia». Per questo, dunque, in questi momento gli investimenti sono in gran parte all'estero: «Se la sentirebbe di investire in un mercato tramortito dalla crisi, se avesse la certezza non soltanto di non guadagnare un euro ma addirittura di non recuperare i soldi investiti?», ha chiesto Marchionne al suo intervistatore.

«Con nuovi modelli lanciati oggi spareremmo nell'acqua: un bel risultato. E questa sarebbe una strategia manageriale responsabile nei confronti dell'azienda, dei lavoratori e del Paese? Non scherziamo», ha continuato l'ad della Fiat. «E comunque abbiamo appena investito circa un miliardo per la Maserati in Bertone e altri 800 milioni per Pomigliano. Le sembra poco?».

Qualcuno, oggi, risponderebbe di sì. Sono in molti, dai sindacati ad alcuni imprenditori italiani, a ritenere che gli investimenti fatti da Fiat in Italia siano troppo scarsi. «Ci sarebbe da domandarsi chi ha dato la cattedra a molti maestri d'automobile inprovvisati», ha dichiarato Marchionne.

E a chi lo accusa di non comprendere i problemi dei lavoratori, ha risposto: «Io non sono nato in una casta privilegiata, mi ricordo da dove vengo, so perfettamente che mio padre era un maresciallo dei carabinieri. Non sono l'uomo nero». «Finché attaccano me, comunque, nessun problema», ha poi detto Marchionne. «Ma lascino stare la Fiat, per rispetto e per favore».

 

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