Costi della politica, il Cdm approva il decreto sui tagli

di Francesca Porta 

Via libera del Consiglio dei ministri ai tagli alle poltrone e ai finanziamenti ai partiti. Controlli più rigidi sugli enti locali

Francesca Porta

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Il ministro Corrado Passera e il premier Mario Monti - Foto
AP/LaPresse

Il ministro Corrado Passera e il premier Mario Monti - Foto AP/LaPresse

«I cittadini sono indignati perché, mentre a loro si chiedono sacrifici pesanti, il mondo della politica sembra essere esentato». Sono queste le parole usate ieri dal premier Mario Monti per presentare il decreto legge, appena approvato dal Consiglio dei ministri, sul taglio dei costi della politica.

Il provvedimento, che riguarda gli enti locali, «è una misura richiesta dagli stessi presidenti delle Regioni e dai cittadini, soprattutto dopo i fatti inqualificabili che sono successi». Il presidente del Consiglio, ovviamente, si riferisce allo scandalo Fiorito che nelle scorse settimane ha travolto la Regione Lazio.

«L'opinione pubblica è sgomenta di fronte a fatti che minano gravemente la fiducia e la reputazione del Paese e la sua credibilità», ha spiegato il premier Monti. «Gli scandali rischiano di vanificare lo sforzo che stiamo tutti facendo perché il ruolo dell'Italia, paese civile e democratico, venga pienamente riconosciuto a livello internazionale».

Ecco, allora, un decreto legge che mira a tagliare i costi della politica ed eliminare gli sprechi con alcune importanti misure.

Taglio alle poltrone

Il provvedimento taglia il numero di consiglieri e assessori applicando il decreto anticrisi 138 del 2011. La riduzione dovrà essere realizzata entro sei mesi dall'entrata in vigore del decreto, a esclusione delle Regioni in cui è prevista una tornata elettorale (in questo caso la riduzione verrà applicata dopo le elezioni). I Consigli che non attueranno le disposizioni saranno sciolti.

Taglio a compensi e finanziamenti

I compensi di consiglieri e assessori verranno regolati in modo da non eccedere il livello di retribuzione riconosciuto dalla Regione più virtuosa. Sarà vietato, inoltre, il cumulo di indennità ed emolumenti. I finanziamenti ai gruppi consiliari, ai partiti e ai movimenti politici verranno ridotti del 50% e allineati anche in questo caso al livello della Regione più virtuosa. Le Regioni che non opereranno questi tagli saranno prima sanzionate con un taglio fino all'80% dei trasferimenti dallo Stato e poi, in caso di recidiva, con lo scioglimento del Consiglio.

Taglio ai vitalizi

Potranno essere corrisposti trattamenti pensionistici o vitalizi in favore di coloro che abbiano ricoperto la carica di presidente della Regione, di consigliere regionale o di assessore regionale solo se i beneficiari abbiano compiuto i 66 anni di età e ricoperto la carica per almeno 10 anni (anche se non continuativamente).

Controlli più rigidi sui conti

Sindaci e presidenti di Provincia dovranno trasmettere alla sezione regionale della Corte dei conti, ogni tre mesi, un «referto sulla regolarità della gestione e sull'efficacia e sull'adeguatezza del sistema dei controlli interni adottato». Per le verifiche sui conti delle Regioni, invece, la Corte dei conti potrà avvalarsi della collaborazione della Guardia di Finanza.

Incandidabilità dei cattivi amministratori

Il decreto prevede che «gli amministratori che la Corte dei conti ha riconosciuto, anche in primo grado, responsabili di aver contribuito al dissesto finanziario dell'ente (con condotte dolose o gravemente colpose, sia omissive che commissive) non possono ricoprire per un periodo di 10 anni incarichi di assessore, di revisore dei contri di enti locali e di rappresentante di enti locali presso altri enti, istituzioni e organismi pubblici e privati». Coloro ritenuti responsabili del dissesto finanziario, inoltre, dovranno pagare una sanzione pari a un minimo di cinque fino a un massimo di venti volte la retribuzione dovuta al momento della violazione.

Pareggio di bilancio

Per gli enti locali che non rispettano il pareggio di bilancio (presentano disavanzo di amministrazione o debiti) scatta uno stop sulla spesa: potranno assumere impegni e pagare spese unicamente per i servizi previsti dalla legge. Sono fatte salve solo le spese da sostenere a fronte di impegni già assunti nei precedenti esercizi.

 

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