Terremoto in Emilia, i soldi raccolti via sms non sono ancora arrivati

di Francesca Porta 

La Protezione Civile ha spiegato al Corriere della Sera che i tempi burocratici per riscuotere le donazioni sono molto lunghi

Francesca Porta

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I soldi per l'Emilia donati via sms non sono ancora arrivati in
Emilia - Foto LaPresse

I soldi per l'Emilia donati via sms non sono ancora arrivati in Emilia - Foto LaPresse

Quindici milioni di euro. È questa la cifra donata dagli italiani a favore delle popolazioni terremotate dell'Emilia attraverso l'invio di sms al numero 45500. È una cifra importante, una cifra che parla della generosità e del senso di solidarietà del nostro Paese. Una cifra, però, che non è ancora arrivata in Emilia.

Secondo quanto riporta oggi il Corriere della Sera, infatti, i tempi tecnici e burocratici per riscuotere questi fondi sarebbero talmente lunghi da far sì che, a distanza di tre mesi dalla chiusura della raccolta (l'ultimo messaggino è stato inviato il 10 luglio), le popolazioni emiliane non abbiano ancora ricevuto un euro.

Il cammino dell'sms, infatti, è molto lungo. Quando l'utente invia il messaggio, il gestore telefonico incassa la cifra e successivamente la versa alla Banca d'Italia. Da lì la donazione passa al dipartimento della Protezione Civile e poi al Commissario straordinario dell'emergenza (nel caso del terremoto del 20 e 29 maggio si tratta dei governatori di Emilia, Lombardia e Veneto). Da qui viene dunque versato nelle casse dei Comuni che hanno presentato i progetti di ricostruzione scelti come destinatari delle donazioni.

Quella del messaggino, insomma, è un'odissea. Che però, secondo il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli, non poi è così negativa: «L'iter non si può comprimere di tanto, se si vuole assicurare la trasparenza», ha dichiarato Gabrielli. «Questa procedura, anche temporalmente differita, garantisce scelte ponderate e ragionate sulle reali esigenze del territorio. Si vuole evitare, come accaduto nel recente passato, che in Comuni a natalità zero si realizzino degli asili».

Anche Angelo Rughetti, direttore nazionale dell'Anci, ha legato i tempi lunghi a una garanzia di trasparenza: «Tutti gli interventi finiranno in un database, in modo che ci sia una tracciabilità totale dei versamenti», ha spiegato. «Certo, si potrebbe studiare per il futuro una semplificazione, ma credo che si stiano facendo le cose per bene».

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