La Lega a Formigoni: "O un passo indietro o azzeramento della Giunta". A rischio anche Piemonte e Veneto

di Giuditta Mosca 

Ore davvero difficili per il Presidente della Regione Lombardia, di nuovo al centro di dure polemiche e messo sotto torchio dalla Lega. La risposta di Formigoni è rapida: «Se cade la giunta lombarda cadono anche Piemonte e Veneto».

Giuditta Mosca

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Roberto Formigoni - Foto AP/LaPresse

Roberto Formigoni - Foto AP/LaPresse

Aggiornamento delle ore 16:00:

Formigoni, tornando nella sede del Pdl per la seconda parte del vertice con Alfano e Maroni, conferma di non volersi dimettere e chiarisce cosa intende fare nei prossimi giorni: «Ci sarà una riduzione molto forte della giunta, che sarà rinnovata nella composizione dei suoi membri».

Aggiornamento delle ore 14:00:

Nella sede del Pdl a Roma, Roberto Formigoni ha discusso con il segretario del Partito, Angelino Alfano, e il segretario della Lega Roberto Maroni. «Da parte mia confermo che, dopo i fatti di ieri, ho intenzione di fare gesti forti e di grande discontinuità» - dichiara Formigoni. Per ora non parla di dimissioni: «La mia Regione è l'unica che ha i conti in ordine. Con Alfano e Maroni abbiamo cominciato a parlare, ci rivediamo alle 15.30 per proseguire il dialogo».

In precedenza:

La giunta regionale lombarda è in ginocchio a causa dello scandalo Zambetti, ultimo tassello di un mosaico ben più complesso in cui anche le altre tessere hanno un nome: Davide Boni (Lega, ex Presidente del Consiglio regionale lombardo), Franco Nicoli Cristiani e Massimo Buscemi (entrambi del Pdl), indagati dalla Procura di Milano con l'accusa di peculato e truffa aggravata.

L'asse Lega-Pdl ormai è prossimo a spezzarsi, tanto è vero che il segretario leghista Matteo Salvini ha comunicato di avere in mano le dimissioni di tutti gli uomini del Carroccio che siedono alla Regione. Parole dirette e poco tenere quelle di Salvini, che chiede l'azzeramento dell'intera giunta e un dimezzamento dei nuovi assessori, paventando pure l'ipotesi di un altro presidente della Regione. «La Regione Lombardia non arriverà a fine mandato» continua il segretario della Lega, aprendo così a nuove elezioni.

Formigoni scava una trincea e ci si tuffa in prima persona; dopo una rapida consultazione con Berlusconi e Alfano fa sapere che, se dovesse cadere la Regione Lombardia, l'effetto domino farà crollare anche Piemonte e Veneto, figlie della stessa coalizione tra Pdl e Lega. La mossa a seguire ha un retrogusto ancora più drastico: il Presidente Formigoni si è attribuito tutte le deleghe degli assessori leghisti, e fa sapere a Maroni che se vuole ritirarsi dall'alleanza lo può tranquillamente fare e, in tal caso, chiede tempo per riflettere sulle prossime mosse.

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