Lombardia, Formigoni: «Si va al voto e io ci sarò»

di Francesca Porta 

Dopo il leader della Lega Nord Roberto Maroni, anche il segretario del Pdl Angelino Alfano ha chiesto che si torni presto alle urne

Francesca Porta

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Il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni - Foto
LaPresse

Il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni - Foto LaPresse

«Si va al voto». Dopo giorni di aspre polemiche, alla fine Roberto Formigoni ha ceduto: presto rassegnerà le dimissioni, saranno sciolti il consiglio e la giunta regionale e i cittadini lombardi dovranno tornare alle urne.

La decisione, annunciata nel pomeriggio di domenica 14 ottobre, arriva dopo un fine settimana a dir poco turbolento. L'arresto dell'assessore Domenico Zambetti, accusato di aver comprato un pacchetto di voti dalla 'ndrangheta, ha infatti fatto traboccare un vaso già colmo: quello di un consiglio regionale che conta 14 indagati.

Quanto successo ha sollevato le proteste di molti cittadini lombardi, di molti esponenti politici e, soprattutto, della Lega Nord. Inizialmente il Carroccio è sembrato d'accordo con la proposta di Formigoni di procedere a un rimpasto della Giunta, ma poi ha cambiato idea e ha chiesto le elezioni anticipate. Con voto in primavera.

Il «ribaltone» (come l'ha definito Formigoni) della Lega Nord ha portato, obbligatoriamente, a un cambio di strategia del Pdl. «Siamo contrari all'accanimento terapeutico sulla giunta di Roberto Formigoni», ha dichiarato domenica il segretario del partito Angelino Alfano. «Formigoni deve scegliere quando votare».

Ecco dunque, infine, la presa di posizione del governatore lombardo: «Si va al voto e io ci sarò». «Se la Lega non torna indietro» - ha dichiarato Formigoni - «mi assumo il compito istituzionale, che mi compete, di andare al voto al più presto». Non in primavera, dunque, come prospettato dal Carroccio.

«Sei mesi di campagna elettorale per la Lombardia sono un fatto demenziale» - sostiene il presidente della Regione - «Do pochi giorni di tempo al consiglio regionale perché cambi la legge elettorale ed elimini il privilegio del listino bloccato. Come secondo atto amministrativo voglio vedere cosa succede sulla chiusura del bilancio. Poi, si va al voto».

La tempistica potrebbe essere davvero breve: 45 e 90 giorni. La squadra, invece, è ancora tutta da costruire. La Lega Nord ha annunciato di voler organizzare le primarie per scegliere il proprio candidato («se è così, vuol dire che hanno proprio deciso di andare da soli», ha commentato Formigoni), mentre il Pdl non ha ancora una rosa di candidati (anche se qualcuno ha fatto il nome dell'ex sindaco di Milano Gabriele Albertini).

E Formigoni? «Io sarò in campo, valuterò in che modo», ha risposto il governatore. «Non è necessario essere candidati per partecipare a una battaglia politica». La questione, dunque, è ancora tutta in divenire.

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