Processo Ruby, Berlusconi in aula: «Mai scene di sesso a casa mia»

di Francesca Porta 

L'ex premier ha reso dichiarazioni spontanee durante l'udienza del processo che lo vede imputato per concussione e prostituzione minorile

Francesca Porta

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L'ex premier Silvio Berlusconi arriva al Tribunale di Milano -
Foto AP/LaPresse

L'ex premier Silvio Berlusconi arriva al Tribunale di Milano - Foto AP/LaPresse

«Posso escludere, con assoluta tranquillità, che si siano mai svolte scene di natura sessuale a casa mia». A dichiararlo, durante l'udienza del processo Ruby in corso questa mattina a Milano, è stato l'ex premier Silvio Berlusconi.

Il Cavaliere, imputato per concussione e prostituzione minorile, oggi si è presentato in aula per leggere una memoria difensiva in sede di dichiarazioni spontanee. «Si è favoleggiato molto sulle serate nella mia residenza privata con chiari intenti diffamatori e con un'intrusione nella vita privata di un cittadino», ha dichiarato l'ex premier. «Le serate ad Arcore si svolgevano con delle cene in una grande sala da pranzo, nelle quali io ero al centro della tavola e monopolizzavo l'attenzione cantando, parlando di sport, politica e di gossip».

Dopo cena, si svolgevano «spettacoli in costume che non avevano alcunché di volgare» e «nella discoteca che è stata dei miei figli si ballava e avveniva ciò che si vede in ogni locale pubblico. Anche se io non ho mai ballato per un vecchio fioretto fatto in gioventù».

«L'espressione "bunga bunga" nasce da una battuta che ho ripetuto più volte e che è stata riportata anche dalla stampa», ha continuato. «Nessuna delle mie ospiti, per quanto a mia conoscenza, poteva essere qualificata come una escort. In vita mia, non ho mai pagato per fare sesso».

Per quanto riguarda Karima El Mahroug (detta Ruby Rubacuori), Berlusconi ha dichiarato: «Non ho mai avuto alcun tipo di rapporto intimo con lei. Le avevo solo concesso, tramite il mio amministratore, un prestito perché lei mi aveva detto di poter diventare socia di un centro estetico».

«La ragazza» - ha continuato l'ex premier leggendo la memoria - «disse di essere di nazionalità egiziana e di appartenere a un'importante famiglia imparentata con Mubarak. E tutti avevamo l'assoluta certezza che fosse maggiorenne, sia perché diceva di avere 24 anni, sia per il suo aspetto fisico e per il suo modo di fare».

La notte tra il 27 e il 28 maggio 2010, quando Berlusconi telefonò alla questura di Milano (Ruby era stata fermata per furto), era dunque solo per «evitare un incidente diplomatico» e per «aiutare la ragazza». «Non ho mai esercitato pressioni sui funzionari della questura di Milano» - ha detto il Cavaliere - «mi sono limitato a chiedere informazioni».

Qualche mese dopo quella notte, ha raccontato l'ex premier, «mi chiamò Nicole Minetti e mi raccontò che Ruby era stata identificata, che non era egiziana, ma marocchina, e che era minorenne. La notizia mi lasciò di stucco e mi resi conto di una sua seconda e flasa identità. Ruby mi aveva mentito. Da quel momento ritenni di non dovermi più interessare a lei».

Questa, dunque, è la versione dei fatti raccontata da Silvio Berlusconi. «Avrei voluto rispondere alle domande» - ha poi concluso l'ex premier - «ma vent'anni di attività della Procura di Milano per costruire accuse contro di me, me lo hanno sconsigliato».

DA STYLE.IT

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