L'Aquila, condannati gli esperti della Commissione Grandi Rischi

di Francesca Porta 

La sentenza condanna a sei anni di reclusione i sette membri della Grandi Rischi. Avrebbero rassicurato gli aquilani circa l'improbabilità di una forte scossa sismica, che invece si è verificata

Francesca Porta

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L'Aquila, macerie dopo il terremoto - Foto LaPresse

L'Aquila, macerie dopo il terremoto - Foto LaPresse

Sei anni di reclusione e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. È questa la condanna inflitta dal giudice unico Marco Billi ai sette componenti della Commissione Grandi Rischi in carica nel 2009, quando L'Aquila fu colpita dal terremoto.

Dopo quattro ore di camera di consiglio, intorno alle 17 di lunedì 22 ottobre è stata proclamata la sentenza: Franco Barberi, Enzo Boschi, Mauro Dolce, Bernardo De Bernardinis, Giulio Selvaggi, Claudio Eva e Gianmichele Calvi sono stati condannati per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose.

Secondo l'accusa e il giudice, i sette esperti e scienziati sono colpevoli di aver dato agli aquilani «informazioni inesatte, incomplete e contraddittorie» sulla pericolosità delle scosse registrate nei sei mesi precendenti il 6 aprile del 2009, quando una violenta scossa ha causato la morte di 309 persone. In pratica, i membri della Grandi Rischi sarebbero rei di aver dato ai residenti de L'Aquila avvertimenti insufficienti del rischio sismico.

La difesa, che aveva puntato tutto sull'impossibilità di prevedere i terremoti (posizione sostenuta da ricercatori internazionali), ha definito la sentenza «sbalorditiva e incomprensibile». Enzo Boschi, ex presidente dell'Ingv, si è detto «avvilito e disperato». «Non capisco di cosa sono accusato», ha dichiarato. Dello stesso tono sono le dichiarazioni di De Bernardinis, ex vicecapo della Protezione Civile: «Mi ritengo innocente. Non c'erano le condizioni per fare scelte diverse, quelle erano le scelte che potevo fare».

Il verdetto, unico nel suo genere, è destinato a far discutere tutta la comunità scientifica, non solo nazionale. La domanda che rimane sottesa, infatti, è chiara: può un errore di previsione di un terremoto valere una condanna per omicidio colposo?

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