L'Aquila, si dimettono i vertici della Grandi Rischi

di Francesca Porta 

Dopo la sentenza che ha condannato sette esperti, il presidente della Comissione Luciano Maiani ha dichiarato: «Impossibile lavorare serenamente»

Francesca Porta

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Il presidente della Commissione Grandi Rischi Luciano Maiani ha
rassegnato le dimissioni - Foto AP/LaPresse

Il presidente della Commissione Grandi Rischi Luciano Maiani ha rassegnato le dimissioni - Foto AP/LaPresse

«In condizioni così complesse è impossibile lavorare serenamente e offrire pareri di alta consulenza scientifica allo Stato». Sono queste le parole utilizzate oggi da Luciano Maiani, presidente della Commissione Grandi Rischi, per motivare la decisione di rassegnare le dimissioni. Parole, le sue, ampiamente condivise da altri tre illustri dimissionari: il presidente emerito della Grandi Rischi Giuseppe Zamberletti, il vicepresidente Mauro Tosi e il direttore dell'ufficio rischio sismico della Protezione Civile Mauro Dolce.

La causa di questa raffica di dimissioni è chiara. Quando parla di «condizioni così complesse», infatti, Maiani fa riferimento alla sentenza letta ieri dal giudice unico del Tribunale de L'Aquila Marco Billi. Il verdetto ha infatti condannato a sei anni di reclusione sette esperti, nel 2009 membri della Grandi Crisi, per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose.

In pratica, gli scienziati sono accusati di aver dato agli aquilani «informazioni inesatte, incomplete e contraddittorie» sulla pericolosità delle scosse registrate nei sei mesi precendenti il 6 aprile del 2009, quando una violenta scossa ha causato la morte di 309 persone.

Com'era prevedibile, la sentenza ha scatenato le proteste di gran parte della comunità scientifica, non solo a livello nazionale. I membri della Ong statunitense Union of Concerned Scientists, ad esempio, l'hanno definita «una sentenza assurda e pericolosa» e hanno lanciato un appello al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affinché «intervenga» nella questione.

«Gli scienziati devono avere il diritto di condividere ciò che sanno e ciò che non sanno senza la paura di essere giudicati criminalmente responsabili se le proprie previsioni non si avverrano», sostengono i membri della Ong. «Immaginate se il governo accusasse di reati criminali il metereologo che non è stato in grado di prevedere l'esatta rotta di un tornado. O un epidemologo per non aver previsto gli effetti pericolosi di un virus».

Parole simili sono state espresse dal sismologo giapponese Shinichi Sakai: «Se fossi stato io lì avrei detto le stesse cose perché non è possibile stabilire quando può verificarsi una forte scossa sismica».

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