Brianza, trovati resti umani in un campo. Potrebbero essere di Lea Garofalo

di Francesca Porta 

La donna, ex moglie del boss della 'ndrangheta Carlo Cosco, è stata uccisa nel 2009 a Milano per aver collaborato con la giustizia. Ora si attende l'esame del Dna per l'identificazione dei resti

Francesca Porta

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Lea Garofalo - Foto AP/LaPresse

Lea Garofalo - Foto AP/LaPresse

Il corpo di Lea Garofalo potrebbe essere stato ritrovato. A tre anni di distanza dall'omicidio della donna, ex moglie del boss della 'ndrangheta Carlo Cosco e collaboratrice di giustizia, gli investigatori hanno infatti ritrovato in un campo della Brianza resti umani carbonizzati e alcuni oggetti (tra cui una collana) riconducibili a Lea.

A rivelarlo è stato il quotidiano La Stampa, che parla anche di un esame del Dna che presto potrebbe confermare l'identità dei resti ritrovati e smentire l'ipotesi, ritenuta fin'ora valida dagli inquirenti, secondo la quale il corpo di Lea sarebbe stato sciolto nell'acido.

Lea Garofalo, nata nel 1974 a Petilia Policastro (Crotone), è stata uccisa il 24 novembre del 2009 dall'ex marito e boss della 'ndrangheta Carlo Cosco e da alcuni complici perché aveva deciso di collaborare con la polizia e di denunciare i traffici e gli omicidi della 'ndrangheta crotonese.

Lea e Carlo si sono conosciuti e innamorati da ragazzini e insieme hanno avuto una figlia, Denise. Dopo pochi anni di matrimonio, hanno deciso di trasferirsi a Milano, dove Carlo è presto diventato un boss dello spaccio di droga a Quarto Oggiaro, un quartiere popolare di periferia. Per diversi anni Lea ha sopportato la vita del marito e, soprattutto per amore della figlia, ha preteso di non vedere i traffici e gli omicidi dei clan crotonesi della 'ndrangheta.

A un certo punto, però, non è più riuscita a far finta di niente. Nel 2002 Lea ha lasciato Carlo, ha deciso di denunciare alle forze dell'ordine le attività criminali di cui era a conoscenza ed è diventata collaboratrice di giustizia. Per molto tempo è stata costretta a vivere nascosta, sotto protezione, a Campobasso. Poi ha improvvisamente deciso di rinunciare a ogni tutela e ci sono prove della ripresa dei contatti con l'ex marito.

Carlo Cosco ha prima organizzato un rapimento (fallito) a Campobasso e poi ha attirato la donna a Milano con la scusa di parlare della figlia Denise e del suo futuro. Lea si è lasciata convincere ed è andata a Milano: dopo una passeggiata in Corso Sempione con Denise, Lea si è separata alcune ore dalla ragazza per parlare da sola con Carlo. L'ex marito, però, aveva organizzato tutto: Lea è stata rapita e portata in un casolare vicino a Monza. Lì, secondo quanto appurato dalle indagini, è stata torturata nel tentativo di estorcerle quanto detto alle forze dell'ordine e poi è stata uccisa.

Per il suo omicidio sono stati condannati all'ergastolo Carlo Cosco e suo fratello Vito, Giuseppe Cosco, Rosario Curcio, Massimo Sabatino e Carmine Venturino. La figlia Denise, che oggi h a 21 anni, vive ancora nascosta sotto falso nome.

DA STYLE.IT

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