Ilva, operai in sciopero contro la chiusura

di Francesca Porta 

Dopo l'ultimo provvedimento del gip di Taranto l'azienda ha deciso di chiudere l'area a freddo dello stabilimento. A rischio cinquemila posti di lavoro

Francesca Porta

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Operai in sciopero davanti all'Ilva di Taranto - Foto d'archivio
- Getty Images

Operai in sciopero davanti all'Ilva di Taranto - Foto d'archivio - Getty Images

Cinquemila lavoratori dell'Ilva rischiano il posto di lavoro. Almeno cinquemila, forse molti di più. Dopo l'ultimo provvedimento del gip di Taranto (che ieri ha portato a nuovi arresti e al sequestro dei prodotti finiti e semilavorati), l'azienda dell'acciaio ha infatti annunciato la chiusura dell'area a freddo dello stabilimento pugliese.

Secondo quanto dichiarato in una nota, l'Ilva ritiene che il sequestro della produzione «comporta in modo immediato e ineluttabile l'impossibilità di commercializzare i prodotti e, per conseguenza, la cessazione di ogni attività nonché la chiusura dello stabilimento di Taranto e di tutti gli stabilimenti del gruppo che dipendono, per la propria attività, dalle forniture di Taranto».

A partire da ieri sera, dunque, a Taranto sono stati disattivati i badge dei lavoratori dell'area a freddo (l'area a caldo è sotto sequestro da ormai quattro mesi). L'intenzione è quella di chiudere e l'azienda per ora non garantisce ammortizzatori sociali: cinquemila dipendenti sono a casa dal lavoro, costretti a usufruire delle ferie da smaltire. Anche negli altri stabilimenti dell'Ilva, come quello di Genova, si temono forti ripercussioni: se, infatti, il ciclo della produzione si interrompe, i posti di lavoro a rischio, in tutta Italia, saranno oltre ventimila.

La decisione dell'azienda di chiudere gli impianti ha ovviamente sollevato le proteste di Fim, Fiom e Uilm, che oggi hanno unitamente proclamato una giornata di sciopero. «Riteniamo inaccettabile la decisione della direzione», si legge in una nota congiunta dei sindacati. «Consideriamo tale scelta un vero e proprio atto di rappresaglia nei confronti dei lavoratori. Pertanto si proclama da subito lo sciopero di tutto lo stabilimento, con presidi permanenti».

Lo sciopero è effettivamente iniziato questa mattina, intorno alle 7: centinaia di operai dell'Ilva si sono radunati davanti allo stabilimento in un sit-in di protesta. I lavoratori che ieri, al momento dell'annuncio dell'azienda, si trovavano al lavoro sono invece rimasti all'interno dell'area a freddo, rifiutandosi di uscire. Gli uffici della direzione sono stati occupati.

«È urgente che il presidente del Consiglio Mario Monti convochi immediatamente un incontro a Palazzo Chigi, come già richiesto unitariamente il 20 novembre scorso dai sindacati», ha detto il segretario generale della Fiom Maurizio Landini. «A questo punto è il governo che deve assumersi la responsabilità della salvaguardia della salute e dell'occupazione». L'invito di Landini è stato subito accettato: per giovedì 29 novembre è fissato un incontro a Palazzo Chigi tra Governo, sindacati ed enti locali.

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