Ilva, il Governo dà il via libera al decreto

di Francesca Porta 

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il testo che consente di proseguire l'attività produttiva nello stabilimento di Taranto

Francesca Porta

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Foto AP/LaPresse

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«Garantire la continuità produttiva e la salvaguardia dell'occupazione presso lo stabilimento dell'Ilva Taranto, nel pieno rispetto delle fondamentali esigenze di tutela della salute e dell'ambiente». È questo l'obiettivo del decreto legge varato oggi pomeriggio dal Consiglio dei Ministri dopo una riunione durata oltre sei ore.

Il provvedimento stabilisce che la società Ilva «abbia la gestione e la responsabilità della conduzione degli impianti e che sia autorizzata a proseguire la produzione e la vendita per tutto il periodo di validità dell'Aia (Autorizzazione integrata ambientale)», ovvero sei anni. «L'Ilva è però tenuta a rispettare pienamente le prescrizioni dell'autorizzazione ambientale».

Con il decreto approvato oggi, dunque, all'Aia è stato conferito «lo status di legge, che obbliga l'azienda al rispetto inderogabile delle procedure e dei tempi del risanamento», ha spiegato il ministro dell'Ambiente Corrado Clini. «Qualora non venga rispettato il piano di risanamento, il decreto introduce un meccanismo sanzionatorio che si aggiunge al sistema di controllo già previsto dall'Aia».

Il provvedimento prevede anche la nomina di un «garante della vigilanza» che avrà il compito di controllare «l'attuazione degli adempimenti ambientali e di tutte le altre disposizioni del decreto». Il garante dovrà essere «persona di indiscussa indipendenza, competenza ed esperienza» e sarà proposto dal ministro dell'Ambiente, dal ministro delle Attività Produttive e dal ministro della Salute. La nomina gli sarà conferita dal presidente della Repubblica.

«Non possiamo ammettere che ci siano contrapposizioni drammatiche tra salute e lavoro, tra ambiente e lavoro» - ha dichiarato il presidente del Consiglio Mario Monti - «e non è neppure ammissibile che l'Italia possa dare di sè un'immagine di incoerenza. Questo caso è la plastica dimostrazione per il passato degli errori reiterati nel tempo e delle incoerenze di molte realtà, sia imprenditoriali che pubblico-amministrative, che si sono sottratte, nel corso del rempo, alla regola della responsabilità, dell'applicazione e del rispetto della legge».

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