Berlusconi: «Ma che ci importa dello spread?  È un imbroglio»

di Francesca Porta 

La campagna elettorale sembra essere già iniziata. Il Cavaliere: «Il mio ritorno in campo non preoccupa l'Ue, fin quando a rappresentare l'Italia ero io, ero uno tra i due o tre capi di governo più autorevoli»

Francesca Porta

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Silvio Berlusconi - Foto Getty Images

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Le Camere non sono ancora sciolte, ma la campagna elettorale sembra essere già iniziata. Dopo aver annunciato il suo ritorno in campo, infatti, Silvio Berlusconi non si sta certo risparmiando nel rilasciare dichiarazioni sugli ultimi avvenimenti politici e sulla situazione del Paese. Questa mattina, ad esempio, l'ex premier è intervenuto su Canale 5 all'interno del programma La Telefonata di Maurizio Belpietro per commentare il crollo della Borsa di ieri. «Lo spread?», ha detto Berlusconi. «È un imbroglio, un'invenzione. A noi che ci importa dello spread?».

Secondo il Cavaliere, infatti, «l'anticipo delle elezioni è un motivo risibile che non può comportare la crisi dello spread». E poi «cosa ci importa di quanti interessi il nostro debito pubblico paga a chi investe nei nostri titoli rispetto a quello che paga chi investe nei titoli tedeschi? Siamo andati avanti da quando c'è l'euro a pagare il 4,3%, la Germania il 3,3%; poi la Germania ha deciso di fare una cosa nel suo interesse ordinando di vendere tutti i titoli del tesoro italiani. A quel punto i fondi americani e internazionali hanno pensato "se la Germania vende, ci sarà sotto qualcosa" e hanno iniziato a vendere anche loro. Ma che ci importa?».

Il premier Mario Monti è di tutt'altra idea: «Dobbiamo stare attenti e spazzare via alcuni miti, come quello secondo cui quello che un Paese fa non influisce sul suo spread perché interviene la Bce. Spero che anche in questo non si trattino i cittadini come più sprovveduti di quanto siano».

Rispondendo alle domande di Belpietro, Silvio Berlusconi ha poi negato l'ipotesi che l'annuncio del suo ritorno possa preoccupare gli altri Paesi dell'Unione Europea: «Fin quando a rappresentare l'Italia ero io, ero uno tra i due o tre capi di governo più autorevoli, l'unico che veniva dalla trincea del lavoro. Certo, mi opponevo alle richieste tedesche come quelle che hanno quasi portato la Grecia alla guerra civile». La politica «germanocentrica» di Mario Monti, invece, avrebbe fatto «peggiorare l'economia. Il Pil è sceso del 2% con questo Governo, tutti gli indicatori sono perggiorati».

Il Cavaliere vorrebbe dunque tornare alla guida del Paese: «Abbiamo deciso di presentare un movimento con una forte immissione di forze nuove. Il 50% dei candidati in lista verranno dal mondo del lavoro, dell'impresa, delle professioni; il 20% dalle amministrazioni locali virtuose e il 10% da nuove persone dal mondo della cultura e dell'arte. Solo il 10% saranno scelti tra i nostri attuali parlamentari».

E per quanto riguarda le alleanze? «Stasera a cena vedrò Roberto Maroni per discutere con lui dell'alleanza nazionale, degli impegni sul programma e della possibilità di un'intesa alle regionali», ha risposto Berlusconi.

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