Stefano Cucchi, i periti: «Morto per malnutrizione»

di Francesca Porta 

Secondo la perizia dell'Istituto Labanof di Milano, «i medici del reparto di Medicina protetta dell'ospedale Pertini, non trattando il paziente in maniera adeguata, ne hanno determinato il decesso»

Francesca Porta

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Stefano Cucchi, morto il 22 ottobre del 2009 nel reparto
giudiziario dell'ospedale Sandro Pertini di Roma

Stefano Cucchi, morto il 22 ottobre del 2009 nel reparto giudiziario dell'ospedale Sandro Pertini di Roma

«Grande carenza di alimenti e liquidi». È questa, secondo i periti incaricati dalla III Corte d'assise di Roma, la causa del decesso di Stefano Cucchi, il giovane geometra morto il 22 ottobre del 2009 nel reparto di Medicina protetta dell'ospedale Sandro Pertini a pochi giorni dal suo arresto.

«La causa della morte, per univoco convergere dei dati anamnestico clinici e delle risultanze anatomopatologiche, va identificata in una sindrome di inanizione», si legge infatti sulla perizia redatta dal gruppo di lavoro dell'Istituto Labanof di Milano. «Con questo termine si indica una sindrome sostenuta da mancanza (o grande carenza) di alimenti e liquidi».

La responsabilità sarebbe da attribuire ai medici dell'ospedale Sandro Pertini. «I medici del reparto di Medicina protetta del Pertini non si sono mai resi conto di essere (e fin dall'inizio) di fronte a un caso di malnutrizione importante, quindi non si sono curati di monitorare il paziente sotto questo profilo, né hanno chiesto l'intervento di nutrizionisti, e, non trattando il paziente in maniera adeguata, ne hanno determinato il decesso», dice la perizia.

«In mani esperte l'allarme rosso era in atto con gli esami del 19 ottobre: da quel momento Cucchi, per avere un trattamento appropriato, doveva essere trasferito in una struttura di terapia intensiva. Un trattamento immediato avrebbe probabilmente ancora consentito di recuperare il paziente».

Secondo i periti, inoltre, i medici sarebbero colpevoli di non aver informato in maniera adeguata Stefano Cucchi sui rischi che correva continuando a digiunare: «Non avendo consapevolezza della patologia, venne pure a mancare da parte dei sanitari un'adeguata e corretta informazione al paziente sul suo stato di salute e sulla prognosi a breve inevitabilmente infausta, nel caso egli avesse persistito nel rifiutare cibi e liquidi».

Per quanto riguarda le lesioni sul corpo di Stefano Cucchi, i periti scrivono: «Il quadro traumatico osservato si accorda sia con un'aggressione, sia con una caduta accidentale, né vi sono elementi che facciano propendere per l'una piuttosto che per l'altra dinamica lesiva».

In un contesto come questo, continua la perizia, «pare anche inutile perdersi in discussioni sulla causa ultima del decesso. Se, vale a dire, esso sia riconducibile terminalmente a un disturbo del ritmo cardiaco piuttosto che della funzionalità cerebrale, ipotesi entrambe valide e ugualmente sostenibili. Questo anche in considerazione del fatto che il decesso intervenne nelle prime ore della mattinata del 22 ottobre quando, quanto meno a partire da due-tre giorni prima, già si era instaurato il catabolismo proteico, indice di una prognosi a breve sicuramente infausta».

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