Monti: «Non mi schiero, ma sarei pronto a guidare chi sostiene la mia agenda»

di Francesca Porta 

Nella conferenza stampa di fine anno il premier uscente presenta la sua agenda, ma non chiarisce l'incognita sul suo futuro politico

Francesca Porta

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Mario Monti durante la conferenza stampa di fine anno - Foto
AP/LaPresse

Mario Monti durante la conferenza stampa di fine anno - Foto AP/LaPresse

Cosa farà Mario Monti dopo le dimissioni? È questa l'importante domanda che ormai da giorni si pongono i cittadini italiani. Domenica 23 dicembre, con la speranza di avere una risposta chiara, tutto il Paese ha seguito la conferenza stampa di fine anno del premier uscente. Centinaia di giornalisti e migliaia di italiani sono rimasti a lungo col fiato sospeso. E, alla fine, Mario Monti una risposta l'ha data. Ma definirla «chiara» è impossibile.

«Io non mi schiero con nessuno. Non sarò candidato a un particolare colleggio, sono senatore a vita», ha dichiarato il Professore. Ma poi ha aggiunto: «Alle forze che manifesteranno adesione convinta e credibile alla mia agenda, sono pronto a dare il mio apprezzamento, incoraggiamento e, se richiesto, anche la guida. Sarei pronto ad assumere un giorno, se le circostanze lo volessero, le responsabilità che mi venissero affidate dal Parlamento».

Sarebbe pronto anche a fare il presidente del Consiglio? «Se una o più forze politiche, con credibile adesione alla mia agenda, manifestasse il proposito di candidarmi a premier, valuterei la cosa. Verificate tante condizioni, sì. Il che è diverso dal dare il nome ad altri per liberi utilizzi». In pratica, Monti non presterà il proprio nome a una lista politica, ma potrebbe decidere di appoggiarla. E potrebbe anche accettare, dopo il voto, di diventare premier.

Tutto (o quasi) dipenderà dalla posizione della diverse forze politiche sul programma montiano. Il Professore, infatti, ha annunciato la diffusione di un documento, intitolato «Cambiare l'Italia, riformare l'Europa. Agenda per un impegno comune» (leggi tutto il documento), nel quale vengono proposte delle linee programmatiche per il futuro dell'Italia.

Il primo punto dell'agenda mira alla conservazione di quanto fatto in questo anno di governo: «Non distruggere ciò che si è fatto con grandi sacrificio di tutti. In primo luogo, non sottrarsi alle linee guida dell'Europa», ha detto il premier uscente. «In secondo luogo, evitare pericolosissimi e illusionistici passi indietro». Ad esempio? «Quella di togliere l'Imu e ridurre le tasse è una proposta piena di attrativa popolare», spiega Monti lanciando una frecciata a Silvio Berlusconi. «Ma se si farà, chi verrà al governo un anno dopo - e non dico dopo cinque anni, ma dopo un anno - si troverà a dover mettere l'Imu doppia».

L'agenda Monti si occupa poi di lavoro («occorre uscire dall'emergenza occupazionale»), di giustizia, di un nuovo regime fiscale, dei costi della politica, dell'importanza di una politica economica e finanziaria solida. Della necessità di una dura lotta all'evasione fiscale e dell'avvio di politiche per la crescita.

Il Professore ha poi dedicato un passaggio del suo discorso alle donne: «Per incentivare la crescita è fondamentale fare un salto di qualità nel modo in cui vediamo la donna. Dal punto di vista demografico, da quello delle pari opportunità, ma anche dal punto di vista culturale. Il modo in cui la donna è ancora vista nella società italiana è umiliante e non può favorire una piena partecipazione della donna al processo delle decisioni».

Dopo aver illustrato la sua agenda, il premier ha ringraziato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, i ministri e il Parlamento per il lavoro svolto al servizio dell'Italia. Ha ringraziato i partiti che l'hanno appoggiato, non dimenticando però di ricordare le «gravi parole» pronunciate dal segretario del Pdl Angelino Alfano nel discorso che l'ha convinto a dare le dimissioni.

Ha ringraziato anche Silvio Berlusconi, ma con «sbigottimento». «Ringrazio il mio predecessore per la cortesia dei nostri rapporti, dal 1994 a oggi», ha detto Monti. «Ma devo ammettere che faccio fatica a seguire la linearità del suo pensiero. Ieri ha detto che il bilancio di questo anno di governo è disastroso, pochi giorni prima ho letto invece espressioni lusinghiere. Pochi giorni prima ancora, ho sentito la generosa offerta che il sottoscritto potesse prendere la leadership dei moderati. Grazie. Rimane la cordialità, ma in un quadro di comprensione mentale che a me sfugge».

Infine, Mario Monti ha ringraziato i giornalisti e i cittadini. E, augurando buon Natale, ha invitato tutti a ricordarsi sempre che l'Italia è un grande Paese, con enormi potenzialità e un capitale straordinario. L'Italia» - ha detto - «è un Paese che può sorridere».

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DA STYLE.IT

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