La preziosa eredità
di Rita Levi Montalcini

di Francesca Porta 

La scienziata, premio Nobel nel 1986, si è spenta il 30 dicembre nella sua casa di Roma. Ci lascia un'eredità fatta di preziosi messaggi e di insegnamenti da tramandare

Francesca Porta

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Ci sono persone che non muoiono. Invecchiano, si ammalano e, certo, il loro corpo muore. Ma il loro spirito non muore. Vive eternamente nelle loro opere, in ciò che hanno fatto e che hanno lasciato ai posteri, in ciò che hanno detto e che viene sempre ricordato. Queste persone non muoiono, mai. Perché vivono nella storia.

Rita Levi Montalcini è una di queste persone. Il suo cuore si è fermato il 30 dicembre, nella sua casa di Roma, a due passi da Villa Torniola. Dopo 103 anni di vita, il suo corpo è morto. Ma, lo diceva lei stessa, «quando muore il corpo, sopravvive quello che hai fatto, il messaggio che hai dato».

E i messaggi lasciatici dalla gentile signora della scienza sono tanti. Il primo è senza dubbio l'importanza della tenacia. Nata a Torino nel 1909, in un'epoca in cui le donne badavano solo al focolare, Rita Levi Montalcini riuscì a laurearsi in Medicina. Continuò a studiare e lavorare anche durante la Seconda Guerra Mondiale, quando fu costretta (in quanto ebrea) a fuggire in Belgio e poi a spostarsi in varie città italiane. In quel periodo fu così caparbia da allestire un laboratorio in camera da letto.

Dopo la guerra, lavorò per quasi trent'anni negli Stati Uniti, dove arrivò alla scoperta del fattore di accrescimento della fibra nervosa (NGF), una proteina essenziale del processo di crescita cellulare. La scoperta le valse nel 1986 la vittoria del premio Nobel per la Medicina. Ci vollero decenni per arrivare a un risultato, ma la Montalcini non si arrese mai, nemmeno quando lo raggiunse. Fino all'ultimo, infatti, ha continuato a studiare e lavorare.

«Ricordiamo l'esempio di una donna carismatica e tenace» - ha detto il premier Mario Monti commentando la triste notizia - «che ha dato battaglia per tutta la vita per difendere i valori in cui credeva». La tenacia, appunto.

Poi ci sono la fermezza e la dignità. «Quella fermezza e quella dignità» - ha dichiarato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - «con cui di fronte alle persecuzioni razziali del fascismo scelse la difficile strada dell'esilio». Poi la serietà e la dedizione «con cui ha assolto alla funzione di senatore a vita (conferitole nel 2001 dal presidente Ciampi, ndr)».

Poi, ancora, l'impegno. Perché, come diceva lei, «la mia intelligenza è mediocre, il mio merito è stato l'impegno». Non solo quello in ambito scientifico, al quale ha letteralmente dedicato la vita (non si sposò mai, né ebbe figli), ma anche quello in ambito sociale e civile. Basti ricordare le battaglie per sostenere l'emancipazione delle donne combattute anche grazie alla Fondazione Rita Levi Montalcini.

Infine, non meno importante, uno dei messaggi di Rita Levi Montalcini è l'ottimismo. «Bisogna dire ai giovani quanto sono fortunati a nascere in questo splendido Paese che è l'Italia», diceva. E, passati i 100 anni, sosteneva la necessità di non pensare «mai al passato, solo al futuro».

Questo ottimismo, questo impegno, questa fermezza e dedizione, questa tenacia, oggi sono ricordate da tutta l'Italia, in strada, negli uffici, su Twitter. Centinaia sono i messaggi di cordoglio che arrivano dalla politica, dalle istituzioni, dalle università e dagli ambienti scientifici. Tutto il Paese, e tutto il mondo, piangono la scomparsa della grande scienziata.

E tutto il mondo, ma soprattutto tutto il Paese, ora riceve il compito di ricordare e conservare questa preziosa eredità. Di mantenerla viva. Di aggiungere scoperte e ricchezza a quanto scoperto da Rita Levi Montalcini. Perché, come diceva lei, è «meglio aggiungere vita ai giorni, che giorni alla vita».

>>Addio a Rita Levi Montalcini

> Rita Levi Montalcini: «Fate quello che volete. Ma con impegno»

> 100 anni di futuro - Wired.it

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