Caso Calevo, 7 persone coinvolte

di Margot  Silva 

Al momento sono quattro i fermati, ma il gruppo su cui la Procura sta indagando potrebbe arrivare a venti soggetti. La banda smascherata grazie a una telecamera di sorveglianza

Margot  Silva

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Foto: SplashNews

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Sono almeno sette le persone che potrebbero avere avuto un ruolo attivo nel sequestro dell'imprenditore Andrea Calevo, liberato con un blitz il 31 dicembre a Sarzana, ma i nomi su cui indaga la Procura potrebbero arrivare a venti. Ad oggi sono quattro gli arrestati e uno di loro ha iniziato a collaborare, ha fatto nomi e spiegato i ruoli che ricoprivano nella banda.

Sequestratori non professionisti e male organizzati, che hanno agevolato il lavoro degli inquirenti lasciando numerose tracce e commettendo un errore dietro l'altro. Pierluigi Destri, 70 anni, pregiudicato, capobanda e ideatore del sequestro, cliente di Calevo; Davide Bandoni, 23 anni, nipote di Destri, ex tossicodipendente con una famiglia distrutta alle spalle. Ragazzino che decide di sciogliere del metadone, che dovrebbe prendere lui per la sua terapia contro la dipendenza, nella bottiglia dell'acqua per fare stare buono Calevo e che chiede al nonno: «Posso picchiarlo?». «Adesso no». Gli altri fermati sono due albanesi con permesso di soggiorno, Fabjan Vila e Simon Halalaj, operai incensurati nel cerchio delle conoscenze di Destri.

I rapinatori sono stati smascherati da un furgone bianco. Una telecamera di sorveglianza lungo la strada che porta alla villa dei Calevo a Lerici, ha ripreso il furgoncino, un Peugeot Ranch, che seguiva l'Audi A1 dell'imprenditore, poi fatta finire nel fiume Magra immediatamente dopo il sequestro di persona. Un altro dei filmati chiave che ha incastrato Destri e Bandoni li riprende mentre si recano al supermercato per comprare un trancio di pizza per il sequestrato.

L'ex ostaggio non conosceva i suoi carcerieri: «Non ho assolutamente capito chi erano e non conoscevo nemmeno Destri - ha detto Andrea Calevo - mi hanno detto che è un mio cliente, ma non l'ho mai conosciuto. Forse ha trattato con i miei dipendenti, sicuramente per piccoli acquisti». L'imprenditore racconta anche della sua prigionia: «Minacciavano di vendermi a un'altra banda che mi avrebbe trattato peggio di loro. Ho temuto di non tornare a casa, ho pensato anche che mi potessero uccidere. Nei momenti difficili mi sono aggrappato alla mia famiglia, altri giorni alla Fede, altri a me stesso. Non avevo la nozione del tempo, riconoscevo il giorno dalla notte dalla temperatura della mia prigione».

Dopo 15 giorni di prigionia Andrea Calevo ha trascorso il Capodanno in compagnia della sua famiglia, della fidanzata Ines e degli amici più cari. Oggi è rientrato al lavoro, nella sua azienda di Romito Magra, nel comune di Arcola, accompagnato dalla sorella Laura. «Finalmente si torna alla normalità», ha detto appena varcati i cancelli.

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>> Lerici, liberato con un blitz l'imprenditore Andrea Calevo

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