Lo show di Berlusconi
da Santoro

di Francesca Porta 

Giovedì sera il Cavaliere ha affrontato Santoro e Travaglio negli studi di Servizio Pubblico. Tra scintille e siparietti

Francesca Porta

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Ci si aspettava lo show. E show è stato. Giovedì sera, su La7, Silvio Berlusconi, Michele Santoro e Marco Travaglio non hanno deluso le aspettative. Ci sono state le domande scomode dei giornalisti, le uscite a effetto del Cavaliere, i contraddittori, i siparietti, le scintille e persino, in chiusa, la rissa verbale.

La puntata di Servizio Pubblico, seguita da 8,6 milioni di spettatori (33,53% di share), è iniziata con strette di mano e toni pacati. La prima domanda di Santoro è semplice e precisa: «In una situazione di crisi, lei affiderebbe le sue aziende a un manager che le ha gestite per otto anni e che ne ha più di settanta?». La risposta di Berlusconi è ancora più puntuale: «Se si chiamasse Silvio Berlusconi, sicuramente sì».

Perché, spiega l'ex premier, «sono uomo giusto. Questa è l'immagine che ho di me». I giornalisti lo incalzano. Giulia Innocenzi pone una raffica di domande sulla crisi. «Non ho nessuna responsabilità per la crisi. I ristoranti nel 2009 erano pieni, era difficile prenotare un aereo. La recessione è stata internazionale e gestita male dal governo dei Professori».

Il governo tecnico viene citato più volte dal Cavaliere, ma mai in senso positivo: «Io conosco il Paese, non sto dietro la scrivania di un'università. Monti è stato disastroso, hanno sfilato due mensilità alle famiglie. Diciamoci la verità, i professori si sono montati la testa». Ovviamente, ce n'è anche per la sinistra, definita dal Cavaliere «erede della più disumana e criminale ideologia: il comunismo».

Durante la trasmissione, Berlusconi entra in vera difficoltà solo due volte. Quando si parla di Imu e quando viene citata la teoria del complotto delle banche tedesche contro l'Italia. In entrambi i casi, di fronte ai dati e ai fatti citati dai giornalisti, il Cavaliere è costretto ad ammettere alcuni errori e ad accampare giustificazioni. Sono questi, dunque, i punti deboli.

Sui festini di Arcore e sui rapporti di Marcello Dell'Utri con la mafia, ben sviscerati da Travaglio, l'ex premier risponde senza agitarsi e con la consueta ironia. E, in risposta, Berlusconi legge una lettera nella quale elenca, una per una, tutte le vicende processuali in cui è coinvolto il giornalsita. Ed è qui che Santoro, certo non celebre per la sua temperanza, sbotta e lo interrompe. «Stiamo sprecando minuti di programma», dice. «E lei non sta rispettando i patti». Berlusconi risponde: «Travaglio è un diffamatore, pensavo voi foste il peggio, ma invece siete il peggio del peggio».

A quel punto entrambi si alzano, si avvicinano e alzano la voce, mettendo in scena una rissa verbale che ha aggiunto pepe allo show, ma certo non spessore al dibattito. Poi il Cavaliere torna alla sua sedia, momentaneamente occupata da Travaglio, e prima di sedercisi di nuovo la pulisce con un fazzoletto. È la scena madre della serata. Dopo torna la calma, si conclude con qualche scambio di battute.

Uscendo, Silvio Berlusconi si rivolge ai ragazzi del pubblico: «Non fatevi infinocchiare da questi qua». Michele Santoro e Marco Travaglio sorridono davanti alle vignette di Vauro. Ma resta un po' di amaro in bocca. Perché forse, un pochino, ci si aspettava qualcosa di diverso, non l'atteso copione. Forse lo desiderava anche Santoro, che infatti a un certo punto si rivolge al Cavaliere dicendo: «Poteva andare diversamente, e invece...». Ma poteva davvero andare diversamente? Forse no.

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