Monte Paschi di Siena:
ecco cosa sta succedendo

di Francesca Porta 

Il caso Mps, che in questi giorni sta catalizzando l'attenzione dei media, è alquanto complesso e sfaccettato. Ecco dunque un breve vademecum per capire cosa sta accadendo

Francesca Porta

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La sede centrale della banca Monte dei Paschi di Siena - Foto
LaPresse

La sede centrale della banca Monte dei Paschi di Siena - Foto LaPresse

Oltre che della campagna elettorale, in questi giorni si parla tanto dello scandalo del Montepaschi di Siena. Tutti (o quasi) hanno un'opinione da esprimere, un'accusa da lanciare, una convinzione da esporre. La questione, in realtà, è molto complessa e sfaccettata. Per questo abbiamo chiesto a Silvia Berzoni, giovane giornalista di Class CNBC che si occupa prevalentemente di finanza, di spiegarci cosa sta succedendo.

L'acquisizione di Antonveneta

Tutto inizia qui. Alla fine del 2007, in un momento in cui le altre banche si fondevano in grandi aggregazioni (Intesa San Paolo, Banco Popolare), Montepaschi annuncia l'acquisizione di Antonveneta dalla spagnola Santander. «L'operazione costa alla banca senese 9,3 miliardi di euro (più un miliardo di oneri e 7,5 miliardi di debiti)», ci ha spiegato Silvia Berzoni. «Qui nascono i primi problemi: solo tre mesi prima, infatti, Antonveneta era stata acquisita da Santander per circa 6 miliardi di euro. La cifra stellare offerta dalla banca senese era difficilmente giustificabile». Di fatto, fu giustificata con la necessità di chiudere rapidamente l'accordo, per battere la concorrenza (Bnp Paribas).

I conti non tornano

Secondo i dati raccolti dalla Procura di Siena, inoltre, i conti non tornano. Per l'acquisizione di Antonveneta, infatti, dalle casse del Montepaschi escono otto bonifici del valore complessivo di 17 miliardi di euro. I destinatari sono Abn Amro Bank (proprietaria di Antonveneta prima di Santander), il Banco Santander e l'Abbey National Treasury Plc di Londra. Secondo i pm oltre due miliardi rientrano in Italia con lo scudo fiscale. Il sospetto è che siano state pagate delle tangenti per portare a buon fine l'operazione. Quel che è certo è che l'acquisizione di Antonveneta ha lasciato il segno nei conti dell'istituto costringendo a un indebitamento a caro prezzo e a operazioni straordinarie sul capitale.

I derivati

Per rifinanziare le casse e coprire i buchi, Montepaschi realizza una serie di operazioni di finanza strutturata (i cosiddetti derivati): si tratta di pacchetti finanziari che permettono di assicurare il rischio assunto su altre operazioni. Una scommessa sulla scommessa. «In pratica» - ha detto Silvia Berzoni - «sono operazioni che permettono di coprire le perdite e di spalmarle negli anni senza essere registrate a bilancio. Nel caso del Montepaschi si parla in particolar modo di tre derivati: Alexandria, Nota Italia e Santorini».

La crisi

Con il crollo di Lehman Brothers e l'avvento della crisi economica, i derivati diventano un'operazione "tossica". Invece di ridursi, le perdite del Montepaschi si allargano e la banca è sempre più in difficoltà. «Per rafforzare il suo capitale ricorre ai Tremonti-bond, obbligazioni garantite dal Ministero dell'Economia allora guidato da Giulio Tremonti, per un valore complessivo di 1,9 miliardi. Ne fecero utilizzo, oltre a Mps, anche la Popolare di Milano, il Banco Popolare, il Creval», ha spiegato Silvia Berzoni. Col passare del tempo, però, la situazione non migliora e la banca senese è costretta a chiedere altri bond statali, stavolta detti Monti-bond, per un totale di 3,9 miliardi (1,9 in sostituzione dei Tremonti-bond, 2 miliardi di nuove obbligazioni).

Il cambio della guardia

Nel frattempo Bankitalia inizia a insospettirsi e a chiedere chiarimenti, spiegazioni e documenti. Il direttore generale del Montepaschi Antonio Vigni e il presidente Giuseppe Mussari si dimettono; al loro posto arrivano rispettivamente Fabrizio Viola e Alessandro Profumo, che iniziano un'indagine interna con l'intenzione di risanare i conti. Anche perché l'ipotesi di non riuscire a ripagare i Monti-bond significherebbe in pratica una statalizzazione della banca senese.

Le inchieste

La Procura di Siena sta procedendo su due fronti: il primo riguarda l'acquisizione di Antonveneta (la gestione dell'operazione, i pagamenti e i bonifici) e vede indagati l'ex presidente Mussari, l'ex responsabile dell'area finanziaria Gianluca Baldassari e altri manager della passata gestione della banca. Il secondo filone riguarda i derivati e gli altri prodotti di finanza strutturata: in questo caso i vertici del Montepaschi potrebbero essere accusati di aver occultato informazioni a Bankitalia e ai soci azionisti.

Le implicazioni politiche

Il Montepaschi di Siena è un istituto bancario particolare. L'azionista di maggioranza è infatti la Fondazione Mps, il cui consiglio direttivo è nominato dal Comune di Siena, dalla Provincia, dalla Regione, dall'Università di Siena e dall'Arcidiocesi. Le poltrone della Fondazione di nomina politica sono spartite secondo il peso di ognuno: chi ha ottenuto la maggioranza degli elettori negli enti amministrativi (solitamente Pds, Ds e poi Pd) tiene per sé la presidenza e alcuni degli incarichi più importanti, lasciando sempre una quota alle forze di minoranza. La Fondazione Mps, maggiore azionista della banca senese, è stata dunque a lungo presieduta da esponenti di centrosinistra.

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