Università,
50mila iscritti in meno

di Francesca Porta 

Secondo i dati raccolti dal Consiglio universitario nazionale (Cun), in dieci anni le immatricolazioni sono calate del 17%. È come se fosse scomparsa l'intera Statale di Milano

Francesca Porta

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La facciata dell'Università Statale di Milano - Foto di Giovanni Dall'Orto

La facciata dell'Università Statale di Milano - Foto di Giovanni Dall'Orto

Meno studenti iscritti, meno laureati, meno professori, meno fondi: negli ultimi anni le università italiane stanno attraversando una crisi che non ha precedenti. A rivelarlo è la Dichiarazione per l'università e la ricerca: le emergenze del sistema, un documento redatto dal Consiglio universitario nazionale (Cun) e indirizzato al Governo.

Secondo i dati raccolti dal Cun, negli ultimi dieci anni il numero delle immatricolazioni è passato da 338.482 a 280.144, con un calo di circa 58mila studenti (-17%). È come se fosse completamente scomparso un ateneo di grandi dimensioni, come l'Università Statale di Milano. Insieme agli studenti, inoltre, sono diminuiti anche i docenti: in sei anni il numero si è ridotto del 22% e nei prossimi anni è previsto un ulteriore calo.

Per quanto riguarda i laureati, l'Italia è sotto la media Ocse: solo il 19% degli italiani tra i 30 e i 34 anni ha un diploma di laurea, contro il 30% della media europea. Il 33,6% degli iscritti in Italia è fuori corso, mentre il 17,3% non fa esami. Sempre rispetto alla media Ue, inoltre, il nostro Paese ha 6000 dottorandi in meno.

La crisi dei soggetti è direttamente proporzionale a quella dei mezzi. Negli ultimi tre anni, infatti, il fondo nazionale per finanziare le borse di studio è stato ridotto: nel 2009 copriva l'84% degli studenti aventi diritto, nel 2011 solo il 75%. Anche i finanziamenti Prin, destinati alla ricerca libera di base, subiscono di continuo nuovi tagli. Il presidente del Cun Andrea Lenzi ha parlato di una «costante, progressiva e irrazionale» riduzione delle risorse destinate alle università . Riduzione che «lede irrimediabilmente la capacità di svolgere le funzioni di base, di formazione e ricerca».

«In questo momento qualcuno potrebbe chiedersi perché un Paese in profonda crisi finanziaria e sociale debba preoccuparsi a investire nell'alta formazione delle future generazioni», ha dichiarato Lenzi. «Come cittadino e ricercatore rispondo che l'Università crea conoscenza diffusa e capacità di sapere critico per i giovani, è l'unica istituzione pubblica che crea le competenze per la classe dirigente di un Paese democratico, moderno ed evoluto».

DA STYLE.IT

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