Elezioni, Bersani: «Siamo primi, ma non abbiamo vinto»

di Francesca Porta 

Il leader della coalizione di centrosinistra ha scartato la possibilità di «alleanze a tavolino» e si è rivolto al Movimento 5 Stelle: «Ci dicano cosa vogliono fare»

Francesca Porta

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Il segretario del Pd Pierluigi Bersani - Foto Ansa

Il segretario del Pd Pierluigi Bersani - Foto Ansa

Delusione. È questa la parola che meglio descrive l'atmosfera tra le fila del centrosinistra all'indomani del voto. A pronunciarla, con il volto preoccupato, è stato lo stesso leader della coalizione Pierluigi Bersani durante una conferenza stampa che si è tenuta nel tardo pomeriggio di martedì 26 febbraio. «Chi non riesce a garantire la governabilità non può dire di aver vinto le elezioni», ha dichiarato Bersani. «Noi non abbiamo vinto, anche se siamo arrivati primi. E questa è la nostra delusione».

Commentando i risultati usciti dalle urne di queste elezioni politiche così tese e importanti, il segretario del Pd ha innanzitutto ricordato la questione della legge elettorale e del premio di maggioranza su base regionale al Senato: «In altri Paesi un voto del genere avrebbe garantito comunque la governabilità. Per noi non è così e credo che da questo si capirà chi ha voluto impedire la riforma della legge elettorale. Non certo noi».

Il leader ha poi parlato delle alte percentuali ottenute dal Movimento 5 Stelle: «C'è stato un rifiuto della politica così come si è presentata in questi anni, di istituzioni inefficienti e di una politica apparsa moralmente non credibile», ha detto Bersani. E, rispondendo a una domanda su una possibile intesa con i grillini, ha risposto: «Ci dicano cosa vogliono fare».

«So che fin qui hanno detto "tutti a casa", ma ora ci sono anche loro. O vanno a casa anche loro o dicono che cosa vogliono fare per questo Paese, che è il loro Paese e il Paese dei loro figli. Sono il primo partito alla Camera. Ciascuno si prenda le sue responsabilità». Le parole del segretario suonano come una possibile apertura verso il movimento guidato da Grillo.

Apertura che invece non sembra essere contemplata nei confronti del centrodestra e di Silvio Berlusconi. «No ai discorsi a tavolino sulle alleanze» - ha detto Bersani - «con Berlusconi ci confronteremo, ma non penso che questi atteggiamenti diplomatici corrispondano al cambiamento rischiesto dai cittadini, non credo che il Paese tolleri balletti di diplomazia».

Cosa fare dunque? «La prima parola tocca a noi. Saremo portatori di una proposta di cambiamento. La nostra intenzione sarà di proporre alcuni punti fondamentali, un programma essenziale da rivolgere al Parlamento su alcuni temi: riforma della politica, nuova legge sui partiti, moralità pubblica e privata», ha detto Pierluigi Bersani. «Ovviamente, consegneremo al presidente della Repubblica le nostre impressioni, sarà lui a dire quale sarà l'iniziativa capace di consegnare un governo a questo passaggio difficile. »

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