Bersani vince alla Camera, ma il Senato è spaccato a metà. Boom di Grillo

di Francesca Porta 

Il centrosinistra ottiene per un soffio la maggioranza alla Camera, il Senato è ingovernabile. Il primo partito è il Movimento 5 Stelle

Francesca Porta

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Il segretario del Pd Pierluigi Bersani - Foto AP/LaPresse

Il segretario del Pd Pierluigi Bersani - Foto AP/LaPresse

Un elettorato frammentato, un Senato senza maggioranza, un Parlamento traballante. E, dulcis in fundo, Piazza Affari nel panico. È questo lo scenario che si presenta stamattina agli italiani, dopo la lunga notte dello spoglio delle schede delle elezioni politiche.

Alla Camera, con il 29,5% dei voti, ha vinto la coalizione di centrosinistra guidata da Pierluigi Bersani. La distanza con il centrodestra di Silvio Berlusconi è risicata: la coalizione del Cavaliere ha infatti ottenuto il 29,1%, solo 0,4 punti percentuali in meno del segretario del Pd. La differenza è davvero di una manciata di voti. Ma, secondo la nostra legge elettorale, è abbastanza per assegnare il premio di maggioranza al centrosinistra e permettergli di governare.

Al Senato, invece, il Porcellum prevede l'assegnazione del premio di maggioranza su base regionale. Per questo, nonostante Bersani abbia ottenuto il 31,6% dei voti contro il 30,7% di Berlusconi, non c'è una maggioranza. Palazzo Madama è letteralmente spaccato a metà: 120 seggi al centrosinistra e 117 seggi al centrodestra. In pratica, è ingovernabile.

Quella del centrosinistra è una vittoria zoppa. A dir poco. Tanto più che il Pd si è visto superare dal Movimento 5 Stelle, vera rivelazione di queste elezioni. Con il 25,5% dei voti, infatti, la formazione guidata da Beppe Grillo è diventato il primo partito a Montecitorio. Anche al Senato ha ottenuto un risultato alto: il 23,8% dei voti e 54 seggi. È un vero e proprio boom del movimento.

Risultati più deludenti per la coalizione centrista di Mario Monti, che alla Camera si è attestata al 10,5%, mentre al Senato ha ottenuto il 9,1% dei voti e 18 seggi. Abbastanza per superare la soglia di sbarramento, ma non certo per fare la differenza in Parlamento. Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia e Fare per fermare il declino di Oscar Giannino non sono invece riusciti a ottenere nemmeno un seggio.

Cosa succederà ora? Gli scenari possibili sono molteplici. Il centrosinistra potrebbe cercare l'appoggio di altre forze politiche nel tentativo di governare. Oppure potrebbe dar vita a un governo di larghe intese che si impegni a fare delle riforme condivise (come quella della legge elettorale), per poi tornare a votare tra alcuni mesi.

Pierluigi Bersani, nella tarda serata di ieri, ha dichiarato: «È evidente a tutti che si apre una situazione delicatissima per il Paese. Gestiremo le responsabilità che queste elezioni ci hanno dato nell'interesse dell'Italia». Dall'altra parte, Silvio Berlusconi ha rilasciato una dichiarazione di apertura: «Tutti, con grande responsabilità, dovremo riflettere. Questa Italia non può non essere governata». Più categorico è stato invece Beppe Grillo, che ha gridato «no agli inciuci».

All'indomani del voto, dunque, il futuro appare insicuro e complesso. Per capire di più dovranno probabilmente passare alcune settimane, durante le quali potrebbe avere un ruolo fondamentale il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nel frattempo, la Borsa crolla, lo spread sale e si attendono i risultati delle elezioni regionali in Lombardia, Lazio e Molise.

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