Governo:
cosa succede adesso?

di Francesca Porta 

Dopo le elezioni politiche, la situazione dell'Italia è incerta e complessa. Ecco il calendario delle scadenze per la formazione del nuovo governo e le ipotesi sui possibili scenari politici

Francesca Porta

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Pierluigi Bersani - Foto Corbis Images

Pierluigi Bersani - Foto Corbis Images

L'Italia ha votato, lo spoglio delle schede si è concluso. Il risultato, come sappiamo, è incerto e complesso. La coalizione di centrosinistra guidata da Pierluigi Bersani ha ottenuto la maggioranza alla Camera, ma non quella al Senato. L'ingovernabilità è più di un rischio. È un pericolo reale.

Cosa succederà adesso? Difficile dirlo. Il 15 marzo è in programma la seduta d'insediamento del nuovo Parlamento, che nel giro di qualche giorno dovrà eleggere i presidenti di Camera e Senato. A quel punto (probabilmente tra il 20 e il 21 marzo) il presidente della Repubblica avvierà le consultazioni per arrivare all'assegnazione dell'incarico di presidente del Consiglio.

Il Capo dello Stato consulterà tutti i partiti nel tentativo di capire se Pierluigi Bersani, designato dalle urne come il candidato premier vincente, potrebbe ottenere la fiducia del Parlamento (anche al Senato). In caso affermativo, Napolitano affiderà a Bersani l'incarico di formare il governo, che dovrà ottenere la fiducia e iniziare a lavorare entro il 15 aprile, giorno dell'inizio delle votazioni per l'elezione del nuovo presidente della Repubblica.

Ma allo stato attuale, dicevamo, Pierluigi Bersani non ha la maggioranza al Senato. Nel tentativo di formare un governo e scongiurare il ritorno immediato al voto, il segretario del Pd sembrerebbe aver abbracciato l'idea di presentare un programma di provvedimenti urgenti (riforma della politica, nuova legge sui partiti, riforma della legge elettorale, moralità pubblica e privata) da approvare con il sostegno del Movimento 5 Stelle e dei centristri. Poi, con una legge diversa dal Porcellum, si potrebbe tornare a votare.

Per riuscire nell'intento, però, Bersani dovrebbe ottenere il voto di fiducia da parte del Movimento 5 Stelle. Se i grillini negassero la fiducia, il centrosinistra potrebbe tentare di conquistarli mettendo sul piatto le dimissioni di Bersani e concordando un nuovo nome per la presidenza del Consiglio. Ammesso che il Pd sia disposto a mettere da parte il segretario, l'ipotesi è comunque più facile da dire che da fare.

Se i grillini negassero la fiducia (in ogni caso), il centrosinistra potrebbe tentare la strada dell'alleanza con il centrodestra per la formazione di una grande coalizione (il "governissimo"). Una strada poco percorribile, certo non auspicata dalla maggioranza degli elettori italiani e già scartata da Bersani.

A questo punto il governo non avrebbe la fiducia. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dovrebbe dunque sciogliere le Camere e indire nuove elezioni. Solo che, negli ultimi sei mesi del mandato (dette "il semestre bianco") il Capo dello Stato non può sciogliere le Camere.

Dovremmo dunque restare senza un governo fino all'elezione del nuovo presidente della Repubblica, in programma per il 15 maggio. Un tempo troppo lungo, soprattutto viste le reazioni delle Borse finanziarie alla situazione di instabilità politica.

A meno che, e questa è l'ultima ipotesi, Napolitano non decidesse di dimettersi e di accorciare così le tempistiche dell'elezione del nuovo presidente. In quel caso si potrebbe tornare alle urne per eleggere un nuovo Parlamento intorno alla metà di giugno.

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