È morto il capo della polizia Antonio Manganelli

di Francesca Porta 

Lo scorso 24 febbraio era stato ricoverato d'urgenza per un edema cerebrale, da due anni combatteva contro un tumore ai polmoni

Francesca Porta

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Antonio Manganelli - Foto AP/LaPresse

Antonio Manganelli - Foto AP/LaPresse

È morto Antonio Manganelli. Il capo della polizia italiana combatteva da due anni contro un tumore ai polmoni e lo scorso 24 febbraio era stato ricoverato d'urgenza all'ospedale San Giovanni di Roma a causa di un edema cerebrale. Aveva 62 anni.

Nato ad Avellino nel 1950, Manganelli si è laureato in Giurisprudenza e poi specializzato in Criminologia clinica. Negli anni Ottanta è stato il numero due del Nucleo anticrimine della polizia di Stato e ha collaborato con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Nel 1991 è diventato direttore del Servizio centrale operativo (Sco) della polizia e del Servizio centrale di protezione dei collaboratori di giustizia.

Nel 1997 è stato nominato questore a Palermo, nel 1999 a Napoli. L'anno dopo è diventato prefetto ed è stato scelto per diventrare il direttore centrale della polizia criminale e vicedirettore generale della Pubblica Sicurezza. Nel giugno del 2007 il Consiglio dei ministri lo ha nominato capo della polizia.

Non appena appresa la notizia della morte, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso «i suoi sentimenti di solidarietà alla famiglia» e il suo «partecipe cordoglio all'intera amministrazione della Pubblica Sicurezza». Gli ha fatto eco il presidente del Consiglio Mario Monti: «Il prefetto manganelli è sempre stato un esempio di servitore dello Stato, una guida autorevole e aperta al dialogo, anche nelle situazioni più difficili».

Il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri ha dichiarato: «Conoscevo Antonio Manganelli da tempo e negli anni, da lontano, avevo avuto modo di apprezzare le sue qualità di uomo e di ottimo capo della polizia. Ma i 16 mesi che abbiamo passato gomito a gomito, sullo stesso piano del palazzo del Viminale, mi consentono di dire che Antonio era molto di più e molto meglio. Era un numero uno come poliziotto e per le sue qualità morali».

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