Marò in India, «Non possiamo escludere la pena di morte»

di Margot  Silva 

La smentita arriva dal ministro della Giustizia indiano. De Mistura: «Ho visto la dichiarazione scritta»

Margot  Silva

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Massimiliano Latorre e Salvatore Girone - Foto:
Ap/LaPresse

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone - Foto: Ap/LaPresse

Aggiornamento delle ore 13.30:

«C'è una assicurazione scritta ufficiale del ministro degli Esteri a nome del governo indiano». E' quanto afferma il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura dopo la smentita del ministro della Giustizia indiano Ashwani Kumar riguardo la garanzia data all'Italia. «Non è sorprendente - ha aggiunto De Mistura - che a una domanda il ministro della Giustizia indiano, come quello di qualunque altro Paese, abbia risposto in maniera vaga su una questione di principio».

L'Alta Corte di New Delhi ha emanato una ordinanza per formare uno speciale organo giudicante per i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Il governatore dello Stato indiano del Kerala, Oommen Chandy, ha chiesto però che il tribunale speciale venga istituito a Kollam, capoluogo del Kerala, e non a New Delhi.

Sulla questione è intervenuto anche il Capo dello Stato Maggiore della Difesa Luigi Binelli Mantelli: «Questa vicenda è una farsa», ha detto, auspicando che i due militari vengano al più presto riconsegnati alla giurisdizione italiana.

Aggiornamento del 23 marzo:

Il ministro della Giustizia indiano Ashwani Kumar, nel corso di un'intervista al canale televisivo Ibn, ha escluso sia stata data qualunque garanzia al governo italiano: «Come può il potere esecutivo dare garanzie sulla sentenza di un tribunale?». L'alta corte di New Delhi ha infatti ordinato la costituzione di un tribunale speciale per esaminare il caso dei due marò. L'organismo dovrà decidere, con procedura accelerata, se la giurisdizione spetti all'India o rientri nell'ambito del diritto internazionale.

 

Aggiornamento delle ore 15.30:

I marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, sono arrivati a Nuova Dehli, con loro c'è il sottosegretario agli Esteri, Staffan de Mistura.

Il ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid informerà oggi stesso il Parlamento in merito alla decisione dell'Italia di far tornare i due marò in patria come previsto. «La diplomazia ha lavorato bene la legge non cambierà il suo corso» - ha commentato Khurshid: «Dovranno rispettare la sentenza della Corte Suprema».

Intanto in Italia è scoppiata la polemica per la gestione del caso. Martedì, infatti, il ministro degli Esteri Giulio Terzi, e il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, riferiranno alla Camera. Lo sconcerto arriva anche dal Cocer della Marina.

In precedenza:

I due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone stanno tornando in India, dove sono sotto processo per aver ucciso due pescatori.

Dopo la precedente decisione del ministro degli Esteri Giulio Terzi di trattenerli in Italia, Palazzo Chigi, con l'avallo del Quirinale, ha deciso di mantenere fede agli accordi presi, in virtù delle rassicurazioni arrivate dal governo indiano. «Il governo italiano -  si legge nella nota di Palazzo Chigi -  ha richiesto e ottenuto dalle autorità indiane l'assicurazione scritta riguardo al trattamento che sarà riservato ai fucilieri di Marina e alla tutela dei loro diritti fondamentali. Alla luce delle ampie assicurazioni ricevute, il governo ha ritenuto l'opportunità, anche nell'interesse dei Fucilieri di Marina, di mantenere l'impegno preso in occasione del permesso per partecipare al voto, del ritorno in India entro il 22 marzo. I Fucilieri di Marina hanno aderito a tale valutazione».

New Delhi ha quindi fornito garanzie scritte che non applicherà la pena di morte in caso di condanna per i due militari, e che Latorre e Girone potranno risiedere nell'ambasciata italiana, dove avranno piena libertà di movimento. «La parola data da un italiano è sacra - ha detto il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura, in viaggio con i due marò verso l'India -  noi avevamo sospeso [il loro rientro] in attesa che New Delhi garantisse alcune condizioni».

Giorgio Napolitano - rende noto un comunicato del Quirinale - ha espresso l'apprezzamento per il senso di responsabilità con cui i due marò hanno accolto la decisione del Governo augurandosi un sollecito, corretto riconoscimento delle loro ragioni.

Il braccio di ferro delle ultime settimane con l'India aveva coinvolto anche l'ambasciatore italiano a New Delhi  Daniele Mancini. La Corte Suprema indiana aveva infatti deciso di limitare l'immunità diplomatica, vietandogli di lasciare il Paese fino al 2 aprile, per il mancato ritorno in patria dei due militari.

Dure le reazioni dal mondo politico: il segretario del Pdl, Angelino Alfano, ha parlato di «tragico ritorno all'Italietta », mentre su Twitter Giorgia Meloni scrive: «Propongo di spedire Monti e Terzi in India al posto dei marò»; «Vergogna!» è stata invece la reazione di Daniela Santanchè, che ha proposto anche una manifestazione a sostegno di chi «infanga la patria».

Leggi anche:

>> Farnesina: «I due marò restano in Italia»

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