Marò in India, il ministro Terzi si dimette

di Francesca Porta 

Il ministro degli Esteri ha annunciato le sue dimissioni alla Camera: «Ero contrario a rimandare in India i marò»

Francesca Porta

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Giulio Terzi alla Camera - Foto AP/LaPresse

Giulio Terzi alla Camera - Foto AP/LaPresse

«Non posso più far parte di questo governo. Ero contrario a rimandare in India i marò, ma la mia voce è rimasta inascoltata». Sono queste le parole usate oggi dal ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant'Agata per annunciare le sue dimissioni.

La decisione del ministro è stata annunciata alla Camera dei Deputati al termine dell'audizione sul caso di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò sotto processo in India per l'uccisione di due pescatori. Dopo la controversia internazionale che ha creato non poco imbarazzo al governo italiano (che prima ha annunciato che i due militari sarebbero rimasti in Italia, poi li ha rimandati in India), il ministro ha deciso di prendere le distanze.

«Mi dimetto in disaccordo con la decisione di rimandare i marò in India», ha dichiarato Terzi. «Le riserve da me espresse non hanno prodotto alcun effetto e la decisione è stata un'altra. Mi dimetto perché per quarant'anni ho ritenuto e ritengo oggi in maniera ancora più forte che vada salvaguardata l'onorabilità del Paese, delle forze armate e della diplomazia italiana. Mi dimetto perché solidale con i nostri due marò e con le loro famiglie».

«In questi giorni ho letto ricostruzioni enormemente fantasiose in merito ad azioni che avrei assunto in modo autonomo» - ha detto il ministro degli Esteri - «ma io mai avrei agito in modo autoreferenziale. È risibile e strumentale pensare che la Farnesina abbia agito autonomamente. Tutte le istituzioni erano informate e d'accordo sulla decisione di trattenere in Italia i marò».

Le parole di Giulio Terzi hanno incontrato le critiche del ministro della Difesa Giampaolo Di Paola: «Sarebbe facile per me annunciare di dimettermi, sarebbe facile oggi lasciare la poltrona che comunque a breve lascerò al nuovo ministro che arriverà. Sarebbe facile, ma non sarebbe giusto e non lo farò».

«Non abbandonerò la nave in difficoltà », ha spiegato Di Paola. «So quello che Massimiliano e Salvatore, guardandomi negli occhi la sera del 21 marzo, mi hanno detto: "Non ci abbandonare". Lasciare sarebbe venire meno a scelte che ho condiviso e io non abbandono la nave in difficoltà».

Tra i due ministri lo scontro non potrebbe essere più aperto. Per questo è stato chiesto che domani a riferire sulla vicenda sia direttamente il presidente del Consiglio Mario Monti.

Leggi anche:

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>>Farnesina: «I due marò restano in Italia»

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