Napolitano non si dimette: «Consulterò due gruppi ristretti»

di Francesca Porta 

Il presidente della Repubblica ha escluso l'ipotesi di dimissioni. E ha annunciato: «Chiederò a due gruppi ristretti di personalità di formulare precise proposte programmatiche»

Francesca Porta

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Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - Foto
Ansa

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - Foto Ansa

Nella confusione di queste difficili giornate politiche, c'è almeno una certezza: il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non si dimette. «Continuo a esercitare fino all'ultimo giorno il mio mandato» - ha infatti dichiarato quest'oggi il Capo dello Stato ai giornalisti stipati nella sala stampa del Quirinale - «pur non nascondendo al Paese le difficoltà che sto ancora incontrando e ribadendo operosamente la mia fiducia nella possibilità di un responsabile superamento del momento cruciale che l'Italia attraversa».

La situazione politica è delle più complesse. Probabilmente la più difficile che Napolitano si è trovato ad affrontare durante i sette anni del suo mandato. Trovare una soluzione non sarà semplice, ma il presidente della Repubblica non ha intenzione di tirarsi indietro. «Pur essendo ormai assai limitate le mie possibilità di ulteriore iniziativa sul tema della formazione del governo» - ha detto - «posso fino all'ultimo giorno concorrere almeno a creare condizioni più favorevoli allo scopo di sbloccare una situazione politica irrigidita tra posizioni inconciliabili».

«Gli incontri svoltisi in Quirinale con i rappresentanti delle forze politiche mi hanno permesso di accertare la persistenza di posizioni nettamente diverse rispetto alle possibili soluzioni da dare al problema della formazione del nuovo governo», ha spiegato Napolitano, commentando la situazione di stallo politico.

«Ritengo di dover ancora una volta sottolineare l'esigenza che da parte di tutti i soggetti politici si esprima piena consapevolezza della gravità e urgenza dei problemi del Paese e quindi un accentuato senso di responsabilità al fine di rendere possibile la costituzione di un valido governo in tempi che non si prolunghino insostenibilmente, essendo ormai trascorso un mese dalle elezioni del nuovo Parlamento».

Il presidente Napolitano ha quindi ricordato l'esistenza di una «concreta certezza» per il Paese: «L'operatività del governo tuttora in carica, benché dimissionario e peraltro non sfiduciato dal Parlamento». «Esso» - ha detto il Capo dello Stato - «sta per adottare provvedimenti urgenti per l'economia, d'intesa con le istituzioni europee e con l'essenziale contributo del nuovo Parlamento».

E per quanto riguarda il nuovo governo? «In questo senso» - ha spiegato Napolitano - «mi accingo a chiedere a due gruppi ristretti di personalità tra loro diverse per collocazione e per competenze di formulare, su essenziali temi di carattere istituzionale e di carattere economico-sociale ed europeo, precise proposte programmatiche che possano divenire in varie forme oggetto di condivisione da parte delle forze politiche».

I componenti di questi due gruppi di lavoro sono dieci. Nel primo gruppo ci sono il professor Valerio Onida, il senatore Mario Mauro, il senatore Gaetano Quagliarello e il professor Luciano Violante; il secondo gruppo è invece composto dal professor Enrico Giovannini, presidente dell'Istat, dal professor Giovanni Pitruzzella, presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, dal dottor Salvatore Rossi, membro del Direttorio della Banca d'Italia, dal ministro Enzo Moavero Milanesi, dall'onorevole Giancarlo Giorgetti e dal senatore Filippo Bubbico, i presidenti delle Commissioni speciali operanti rispettivamente alla Camera e al Senato.

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