La protesta di Ruby: «Colpita per attaccare Berlusconi»

di Francesca Porta 

Karima ha protestato questa mattina davanti al Palazzo di Giustizia per non essere stata ascoltata nell'ambito del processo in cui è imputato il Cavaliere

Francesca Porta

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Karima El Mahorug davanti al tribunale di Milano - Foto Ansa

Karima El Mahorug davanti al tribunale di Milano - Foto Ansa

«Voglio essere ascoltata. Voglio difendermi dalle bugie e dai pregiudizi». Karima El Mahroug, la giovane marocchina al centro del processo in cui Silvio Berlusconi è imputato per concussione e prostituzione minorile, è decisa a far sentire la propria voce. Questa mattina, con piglio deciso, si è presentata davanti al tribunale di Milano con un cartello e un lungo comunicato che ha letto di fronte ai giornalisti.

«Non ho nulla di cui vergognarmi e nulla da nascondere», ha dichiarato Ruby. «Chiedo di essere sentita dai giudici di Milano, chiedo che qualcuno ascolti quello che ho da dire e che questo avvenga nelle sedi istituzionali. Non capisco perché non sono stata chiamata, spero che ora lo facciano».

«Non sono una prostituta», ha poi continuato la ragazza. «Ho sempre negato di aver avuto rapporti sessuali a pagamento e soprattutto di averne avuti con Berlusconi. Per colpire Berlusconi la stampa ha fatto del male a me. Ho capito che è in corso una guerra contro Berlusconi e io ne sono rimasta coinvolta, ma non voglio che la mia vita venga distrutta».

«La colpa della mia sofferenza è anche di quei magistrati che, mossi da intenti che non corrispondono a valori di giustizia, mi hanno attribuito la qualifica di prostituta», ha aggiunto Karima. «La violenza che più mi ha seganto è stata però quella del sistema investigativo. Dei ripetuti interrogatori che ho subito, solo alcuni sono stati messi a verbale. Ho subito una tortura psicologica, un atteggiamento apparentemente amichevole, ma improvvisamente mutato quando non ho accusato Silvio Berlusconi».

«Mi dispiace di aver mentito sulla mia parentela su Mubarak, ho fatto una gran cavolata», ha poi concluso la ragazza. «Mi scuso e mi scuso anche di altre bugie, mi servivano a costruire una vita parallela, un'origine diversa dalla povertà. Ma non mi vergogno delle mie origini».

Dopo aver letto il comunicato, Ruby ha abbandonato il cartello con la scritta «Voglio difendermi dalle bugie e dai pregiudizi» sui gradini del tribunale milanese e si è allontanata, rifiutandosi di rispondere alle domande dei giornalisti presenti.

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