Lea Garofalo, l'ex marito Carlo Cosco confessa: «L'ho uccisa io»

di Marion Vague 

Il boss della 'ndrangheta Carlo Cosco, ex marito di Lea Garofalo, confessa in aula di essere il responsabile dell'omicidio. E dichiara: «Merito l'odio di mia figlia»

Marion Vague

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Lea Garofalo - Foto AP/LaPresse

Lea Garofalo - Foto AP/LaPresse

L'assassino di Lea Garofalo, il boss della 'ndrangheta Carlo Cosco, per la prima volta si è assunto la responsabilità del massacro ai danni dell'ex moglie, rea di averlo denunciato nel 2002 e di essere diventata collaboratrice di giustizia.

L'uomo, condannato in primo grado all'ergastolo per l'omicidio della donna, ha confessato oggi in aula durante il processo di secondo grado di essere colpevole: «Mi assumo la responsabilità dell'omicidio, merito l'odio di mia figlia», ha detto l'uomo davanti ai giudici. «Io adoro mia figlia, merito il suo odio perchè ho ucciso sua madre. Guai a chi sfiora mia figlia, prego di ottenere un giorno il suo perdono»

Lea Garofalo, ex moglie di Carlo Cosco, è stata uccisa il 24 novembre 2009.
A tre anni dall'omicidio i suoi resti sono stati ritrovati in un campo della Brianza, lo scorso novembre, carbonizzati e a stento riconoscibili.

I dettagli divulgati circa le modalità dell'omicidio sono emersi dalle dichiarazioni spontaee di Carmine Venturino, uno dei cinque complici di Cosco condannati all'ergastolo e oggi collaboratore di giustizia. Venturino, ex fidanzato di Denise, figlia di Lea Garofalo e di Cosco, ha chiesto di essere nuovamente ascoltato: «Voglio venire in aula per raccontare la verità».

Secondo la versione del pentito, come già sostenuto in aula durante il primo grado, la donna non sarebbe stata sciolta nell'acido ma bruciata finchè di lei non rimase solo cenere. Una tortura lenta e crudele culminata con il colpo mortale inflittole da Cosco, che l'avrebbe strangolata con il cordino di una tenda.

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