Il giuramento
(e la commozione)
di Giorgio Napolitano

di Francesca Porta 

Oggi, lunedì 22 marzo, è iniziato il secondo mandato del presidente della Repubblica. Il suo discorso di insediamento è stato tanto duro quanto commosso

Francesca Porta

Francesca Porta

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«Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione». Con questa breve formula, oggi è ufficialmente iniziato il secondo mandato del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il capo dello Stato, che tra due mesi compirà 88 anni, si è alzato in piedi di fronte al Parlamento riunito in seduta comune a Montecitorio e si è commosso.

«Grazie per avermi eletto, con così largo suffragio, presidente della Repubblica. È un segno di rinnovata fiducia che raccolgo comprendendone il senso anche se sottopone a seria prova le mie forze», ha detto Napolitano nell'esordio del suo discorso di insediamento. «In questo voto si riflette qualcosa che mi tocca profondamente: la fiducia e l'affetto che ho visto crescere in questi anni verso di me e verso l'Istituzione che rappresentavo tra grandi masse di cittadini, di italiani, uomini e donne».

Il capo dello Stato ha ricordato l'eccezionalità della sua rielezione («non si era mai verificata nella storia della Repubblica») e ha dichiarato di aver accettato «mosso da un senso antico e radicato di identificazione con le sorti del Paese» di fronte a un «drammatico allarme per il rischio ormai incombente di un avvitarsi del Parlamento in seduta comune nell'inconcludenza», di fronte a una «condizione di acuta difficoltà e perfino di emergenza».

Di questa condizione Giorgio Napolitano ha parlato a lungo, richiamando i partiti - tutti - ad assumersi le proprie responsabilità. «Negli ultimi anni non si sono date soluzioni soddisfacenti. Hanno finito per prevalere contapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi. Ecco cosa ha condannato alla sterilità o a esiti minimalistici i confronti tra le forze politiche e i dibattiti in Parlamento».

«Quel tanto di correttivo e innovativo che si riusciva a fare nel senso della riduzione dei costi della politica, della trasparenza e della moralità nella vita pubblica è stato dunque facilmente ignorato o svalutato», ha continuato il presidente. «L'insoddisfazione e la protesta verso la politica, i partiti, il Parlamento, sono state con facilità (ma anche con molta leggerezza) alimentate e ingigantite da campagne di opinione demolitorie, da rappresentazioni unilaterali e indiscriminate in senso distruttivo del mondo dei politici, delle organizzazioni e delle istituzioni in cui essi si muovono».

«Attenzione: quest'ultimo richiamo che ho sentito di dover esprimere non induca ad alcuna autoindulgenza, non dico solo i corresponsabili del diffondersi della corruzione nelle diverse sfere della politica e dell'amministrazione, ma nemmeno i responsabili di tanti nulla di fatto nel campo delle riforme». Nessuno è assolto, sembra dire il presidente.

Nessuno è assolto e restano da fare interventi urgentissimi. «Imperdonabile resta la mancata riforma della legge elettorale del 2005», indica Napolitano. Bisogna poi perseguire «obiettivi essenziali di riforma dei canali di partecipazione democratica e dei partiti politici, e di riforma delle istituzioni rappresentative, dei rapporti tra Parlamento e governo, tra Stato e Regioni, si associ una forte attenzione per il rafforzamento e rinnovamento degli organi e dei poteri dello Stato».

L'Italia necessita inoltre di «proposte per "affrontare la recessione e cogliere le opportunità" che ci si presentano, per "influire sulle prossime opzioni dell'Unione Europea", "per creare e sostenere il lavoro", "per potenziare l'istruzione e il capitale umano, per favorire la ricerca, l'innovazione e la crescita delle imprese". Essi sono nodi essenziali al fine di qualificare il nostro rinnovato e irrinunciabile impegno a far progredire l'Europa unita».

«E sono anche i nodi attorno a cui ruota la grande questione sociale che ormai si impone all'ordine del giorno in Italia e in Europa. È la questione della prospettiva di futuro per un'intera generazione, è la questione di un'effettiva e piena valorizzazione delle risorse e delle energie femminili. Non possiamo restare indifferenti dinanzi a costruttori di impresa e lavoratori che giungono a gesti disperati, a giovani che si perdono, a donne che vivono come inaccettabile la loro emarginazione o subalternità».

Di fronte a una situazione di questo genere, «c'è da lavorare concretamente, con pazienza e spirito costruttivo, spendendo e acquisendo competenze, innanzitutto nelle Commissioni di Camera e Senato. Permettete che ve lo dica uno che entrò qui da deputato all'età di 28 anni e portò giorno per giorno la sua pietra allo sviluppo della vita politica democratica. Lavorare in Parlamento sui problemi scottanti del paese non è possibile se non nel confronto con un governo come interlocutore essenziale sia della maggioranza sia dell'opposizione».

Ecco dunque quale sarà il primo passo del presidente: formare un governo. Un governo che, per esigenze, sarà «di intese più ampie, e cioè anche tra maggioranza e opposizione, per dare soluzioni condivise a problemi di comune responsabilità istituzionale». Perché, ha detto Napolitano «il fatto che in Italia si sia diffusa una sorta di orrore per ogni ipotesi di intese, alleanze, mediazioni, convergenze tra forze politiche diverse, è segno di una regressione».

È giunta l'ora che «tutte le forze politiche si prendano con realismo le loro responsabilità» ha concluso il presidente - «era questa la posta implicita dell'appello rivoltomi due giorni or sono. Inizia oggi per me questo non previsto ulteriore impegno pubblico in una fase di vita già molto avanzata; inizia per voi un lungo cammino da percorrere, con passione, con rigore, con umiltà. Non vi mancherà il mio incitamento e il mio augurio».

Leggi anche:

>>Il testo integrale del discorso di Napolitano

>>Quirinale, Napolitano rieletto presidente

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