Direzione Pd, Bersani conferma le dimissioni

di Francesca Porta 

Come annunciato alcuni giorni fa, il segretario ha deciso di fare un passo indietro: «Siamo stati sull'orlo di una crisi gravissima e senza precedenti»

Francesca Porta

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Pierluigi Bersani - Foto

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«Siamo stati sull'orlo di una crisi gravissima e senza precedenti. Ma io ci credo, ho fiducia nel Partito Democratico». Quello pronunciato oggi pomeriggio dal segretario dimissionario Pierluigi Bersani è stato un discorso d'addio condito da un po' di amarezza, ma certo non da rassegnazione.

Il vincitore delle primarie, durante la riunione della direzione del partito, ha salutato i suoi colleghi rimproverandoli e incalzandoli allo stesso tempo. «Ho dovuto annunciare le dimissioni dopo la bocciatura a opera di franchi tiratori delle candidature di Marini e Prodi», ha ricordato. «Molti dei nostri grandi elettori sono venuti meno a decisioni democratiche e formali, fino a portarci sull'orlo di una crisi gravissima».

«E non si pensi che quanto è successo sia un episiodio», ha continuato il segretario. «C'è  qualcosa di strutturale e qui è il vero dramma: tutto avviene davanti a un Paese che è nei guai». Bersani ha dunque parlato di «anarchismo e feudalizzazione che persistono» nel partito e dell'esistenza di un «problema di fondo».

«Ma» - ha poi virato - «il partito non è in abbandono. La direzione è operativa, i gruppi parlamentari anche, il vicesegretario e il tesoriere in pienezza di potere. E si può dire che le elezioni le abbiamo vinte o no, ma tocca a noi nelle prossime settimane e mesi dire per primi cosa si fa». Bisogna «prendere di petto» il problema, darsi «un principio d'ordine» e andare avanti («non voglio indagare sulla logica di quanto successo, lasciamocela alle spalle questa cosa»).

Bisogna andare avanti, ha detto Pierluigi Bersani, ricordando che il Pd «è una storia di successo, nessuno ci toglierà questa cosa». «Io ci credo» - ha concluso il segretario dimissionario - «e dopo quattro anni qualche idea me la sono fatta. Aspetto di poterne discutere liberamente, fraternamente, con tutti voi, in un confronto che non tocchi tanto la linea politica, ma una profonda riforma del partito».

Intanto, sembra allontanarsi l'ipotesi di una candidatura di Matteo Renzi alla presidenza del Consiglio. I nomi più probabili sembrerebbero quelli del vicesegretario Enrico Letta e dell'ex premier Giuliano Amato.

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