Governo Letta, il toto-ministri

di Francesca Porta 

Il premier incaricato ha svolto le consultazioni con le forze politiche e ora riflette sul da farsi. Intanto, si moltiplicano le voci sui possibili ministri

Francesca Porta

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Enrico Letta - Foto Getty Images

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«È stata una giornata costruttiva, ma restano dei nodi da sciogliere». Sono queste le parole usate ieri sera da Enrico Letta per commentare la lunga giornata di consultazioni con le forze politiche. Il premier incaricato ha infatti incontrato i rappresentanti di tutti i partiti eletti in Parlamento, cercando di trovare un'intesa per la formazione del nuovo governo. «Ho tratto da questi colloqui indicazioni molto utili e molto positive, ma penso che ci vorrà ancora tempo», ha detto Letta.

Presumibilmente si dovrà aspettare ancora un paio di giorni prima di sapere se il vicesegretario del Pd scioglierà la riserva e andrà dunque in Parlamento a chiedere la fiducia. Oggi, venerdì 26 aprile, Letta si dedicherà alla riflessione sulle questioni più spinose (consultando anche il presidente Napolitano), perciò la salita al Colle potrebbe avvenire tra sabato 27 e domenica 28 aprile.

A quel punto sarà anche resa nota la lista dei ministri del nuovo governo. Che, a quanto riportato da più fonti, sembra essere proprio uno di quei «nodi da sciogliere» che impongono al premier una riflessione. Intanto, è partito il toto-nomine. Secondo voci e indiscrezioni, il ruolo di vicepremier potrebbe essere assegnato ad Angelino Alfano (per bilanciare gli equilibri tra i partiti) oppure a Mario Mauro di Scelta Civica.

Al ministero degli Interni potrebbe restare l'attuale ministro Anna Maria Cancellieri, stimata da ambo le parti, mentre per il ministero della Giustizia il favorito sembra essere Michele Vietti, il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura. Più complicata potrebbe essere la scelta del ministro dell'Economia: in pole position ci sarebbe Giuliano Amato, la cui nomina sembra essere appoggiata dal presidente della Repubblica, ma si fa anche il nome di Fabrizio Saccomanni.

Per il ministero degli Esteri il favorito sembra essere Massimo D'Alema, mentre la Difesa potrebbe essere affidata al Pdl, con Renato Schifani o Franco Frattini. Tra gli altri ministeri-chiave, quello del Lavoro potrebbe andare al giovane del Pd Stefano Fassina, mentre Maria Carrozza (sempre Pd) sembra destinata al ministero dell'Istruzione. Al ministero dei Beni Culturali, invece, potrebbe essere nominata l'ex presidente del Fai Ilaria Borletti Buitoni (Scelta Civica).

Alla Salute si parla invece di Maurizio Lupi, alle Riforme di Gaetano Quagliarello e alle Pari Opportunità di Mara Carfagna (tutti in quota Pdl). Alle Politiche Comunitarie sembra vincere l'ipotesi di mantenere l'attuale ministro Enzo Moavero, così come continua a essere in pole position Andrea Riccardi per la Cooperazione Internazionale.

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