Governo, Letta ottiene la fiducia alla Camera

di Francesca Porta 

Il presidente del Consiglio ha illustrato il suo programma di governo e chiesto ai deputati di accordargli la fiducia. In serata l'ha ottenuta con 453 voti favorevoli

Francesca Porta

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Enrico Letta chiede la fiducia alla Camera - Foto Getty
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Enrico Letta chiede la fiducia alla Camera - Foto Getty Images

Aggiornamento delle ore 21.45:

Il governo guidato da Enrico Letta ha ottenuto la fiducia alla Camera: 453 i voti favorevoli, 153 i voti contrari e 17 gli astenuti. I presenti sono stati 623, i votanti 606 e la maggioranza richiesta era di 304 voti.

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«Parlerò col linguaggio sovversivo della verità». È così che il presidente del Consiglio Enrico Letta ha esordito nel suo primo discorso alla Camera dei Deputati. La verità, ha spiegato il premier, è che l'Italia sta attraversando «una delle stagioni più complesse e dolorose» della sua storia, che «la situazione economica è ancora grave», che «il debito pubblico grava come una macina sulle generazioni presenti e future». La verità è che «non c'è più tempo».

Dopo aver ringraziato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per «l'opportunità che ci ha concesso di mostrarci degni del ruolo che la Costituzione ci riconosce», Letta ha rivolto un ringraziamento anche ai presidenti di Camera e Senato Laura Boldrini e Pietro Grasso e all'ex segretario del Pd Pierluigi Bersani (per «la sua generosità e il senso antico della parola lealtà»). Il premier, accompagnato dagli applausi, ha dunque ricordato i due carabinieri feriti nella sparatoria di ieri davanti a Palazzo Chigi.

Il nuovo presidente del Consiglio ha quindi illustrato il suo programma di governo. A partire dal problemi più urgenti, quello del «lavoro» e quello della «crescita da realizzare in concerto con l'Europa». «Bisogna ridurre le restrizioni ai contratti a termine» - ha detto Letta - «aiutare le imprese ad assumere giovani a tempo indeterminato e ridurre le tasse sul lavoro. Bisogna snellire la burocrazia, avere fiducia in chi vuole investire e creare posti di lavoro».

È poi necessario «superare l'attuale sistema di tassazione della prima casa, cominciando da subito con lo stop dei pagamenti di giugno». Gli obiettivi, dal punto di vista della tassazione, sono «la riduzione fiscale senza indebitamento» e la lotta all'evasione. «Basta sacrifici per i soliti noti, bisogna lottare contro l'evasione, ma senza che la parola Equitalia faccia venire i brividi alla gente».

Bisogna lavorare affinché si allontani lo spettro dell'impoverimento. «Si potranno studiare forme di reddito minimo per le famiglie bisognose con figli piccoli e proposte di incentivi con part-time misti e con la staffetta per la parallela assunzione di giovani», ha detto Letta. «Dobbiamo occuparci degli esodati, migliorare gli ammortizzatori sociali, mettere il Mezzogiorno nelle condizioni di crescere da solo».

Il premier ha poi parlato della necessità di investire su ambiente e tecnologia, di lavorare per raggiungere le pari opportunità, di valorizzare i nuovi italiani («la nomina di Cecile Kyenge è simbolo di una nuova concezione di confine: da barriera a speranza»). Un'altra necessità sono le riforme istituzionali: dal cambiamento della legge elettorale all'abolizione delle Province fino al superamento del bicameralismo. Queste riforme vanno avviate «entro 18 mesi» - ha avvisato Letta - «altrimenti ne trarrò le conseguenze».

Per quanto riguarda i costi della politica, il primo atto del nuovo governo sarà «l'eliminazione con un provvedimento d'urgenza dello stipendio dei ministri parlamentari che esiste da sempre in aggiunta alla loro indennità». Il secondo atto sarà l'abolizione della legge sul «finanziamento pubblico ai partiti» e l'arrivo di «nuove norme di controllo». Questo perché, ha detto il premier, «la politica ha il dovere di abbassare i suoi costi».

«Vorrei che questo governo non fosse un canto del cigno di un sistema imploso sulle sue degenerazioni» - ha dichiarato Letta - «ma che fosse un governo d'impegno per una ricostruzione politica che parta da un esercizio autentico e non simulato di autocritica». Un governo che il presidente è tornato a chiamare «di servizio al Paese», un governo certo eccezionale, perché «appoggiato da forze diametralmente diverse», ma fondato su «alti principi di coesione nazionale».

Questo governo oggi ha chiesto la fiducia al Parlamento. I deputati della Camera si esprimeranno questa sera, intorno alle ore 20, con il consueto voto nominale. Domani toccherà al Senato.

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