L'Ocse taglia le stime sul Pil italiano: «Impossibile diminuire ora le tasse»

di Francesca Porta 

Nel suo rapporto sull'economia italiana, l'Organizzazione ha rivisto al ribasso le previsioni sul nostro Prodotto interno lordo

Francesca Porta

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L'Ocse ha rivisto al ribasso le stime del Pil italiano - Foto
Corbis Images

L'Ocse ha rivisto al ribasso le stime del Pil italiano - Foto Corbis Images

La crisi non è ancora finita (anzi), ma ci sono dei segnali positivi. A dirlo, nel suo ultimo rapporto sull'economia italiana, è l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse): «L'Italia ha avviato un ambizioso programma di riforme, ma gli effetti di questi interventi richiederanno tempo».

Secondo i dati raccolti dall'organo economico internazionale, le stime sul Pil italiano devono essere riviste al ribasso rispetto a quelle dello scorso mese di novembre. Per il 2013, il Pil diminuirà dell'1,5% e non, come previsto in precedenza, dell'1%. Il ritorno alla crescita è previsto nel 2014, per cui l'Ocse stima un aumento del Pil dello 0,5%.

Il rapporto deficit/Pil nel 2013 salirà al 3,3%, non al 2,9% stimato dal governo italiano. «L'indebitamento netto risulta peggiore rispetto alle stime del governo» - spiega l'Ocse - «a causa delle prospettive di crescita più deboli. Con un rapporto debito/Pil di questo tipo, il Paese rimane esposto ai cambiamenti improvvisi dell'umore dei mercati finanziari».

«Sebbene il sistema bancario si sia rivelato complessivamente solido, diversi istituti di credito hanno incontrato gravi difficoltà e il settore finanziario resta esposto a rischi sistemici». Per questo, l'Ocse consiglia di «incoraggiare le banche ad aumentare gli accantonamenti per perdite e continuare a incitarle a soddisfare le leoro esigenze di capitale tramite le emissioni di nuove azioni o la cessione di attività non strategiche».

La priorità, in ogni caso, dev'essere «la riduzione ampia e prolungata del debito pubblico», dice l'Organizzazione. Per questo «è impossibile per il momento ridurre in modo significativo il livello complessivo dell'imposizione fiscale». Quello che si potrebbe fare è eliminare «le agevolazioni fiscali senza giustificazioni economiche» così da permettere «l'aumento della base imponibile e quindi il ritocco delle aliquote marginali senza impatto sulle entrate».

Detto questo, l'Ocse ha riconosciuto che le riforme avviate dall'Italia «hanno ridotto i rischi di rallentamento economico» e che si potrebbe iniziare a intravedere la fine della recessione «già nel corso del 2013».

DA STYLE.IT

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