Imu, sospesa la rata di giugno. Stanziato un miliardo per la Cig

di Francesca Porta 

Il Consiglio dei Ministri ha varato il decreto sul rinvio della rata Imu di giugno e sul rifinanziamento della Cassa integrazione in deroga

Francesca Porta

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Il premier Enrico Letta - Foto Ansa

Il premier Enrico Letta - Foto Ansa

La rata Imu di giugno non dovrà essere pagata. A deciderlo, questa mattina, è stato il Consiglio dei Ministri guidato dal premier Enrico Letta. Come era stato annunciato nei giorni scorsi, il governo ha infatti approvato un decreto che sospende il pagamento della rata di giugno sulla prima casa fino al 16 settembre.

Nella sospensione sono incluse le case concesse a famiglie a basso reddito, gli alloggi popolari regolarmente assegnati dagli Iacp, i terreni agricoli, i fabbricati rurali e le cooperative edilizie. Sono invece escluse dalla sospensione, oltre alle seconde case, anche le ville, i castelli, gli immobili signorili e quelli di pregio.

Mentre la rata sarà sospesa, il governo lavorerà a una riforma complessiva della tassazione sulla casa che dovrà essere pronta entro il 31 agosto. Se per quella data non sarà stata fatta nessuna riforma, allora dal 16 settembre gli italiani torneranno a pagare l'Imu. La decisione è stata ovviamente annunciata con gioia dal vicepremier Angelino Alfano, che ha parlato di una «prima palla del governo che è andata in goal».

Ma quello sull'Imu non è l'unico provvedimento contenuto nel decreto. Di fondamentale importanza per migliaia di cittadini italiani è infatti il rifinanziamento della Cassa integrazione in deroga. «Abbiamo stanziato un miliardo tondo per la Cig», ha annunciato con soddisfazione il premier Enrico Letta. «Le coperture hanno a che fare in un caso con la copertura presa dalla voce di bilancio in parte dai fondi produttività che non venivano utilizzati e con un impegno scritto a rimettere le risorse».

Infine, il decreto del Cdm ha anche abrogato gli stipendi da ministro dei parlamentari che hanno ottenuto questa nomina. «Abbiamo eliminato lo stipendio di ministri, sottosegretari e viceministri perché riteniamo che non sarebbe stata sufficiente una semplice rinuncia», ha spiegato il premier. «È un intervento strutturale che riguarda il futuro: il parlamentare che svolge la funzione di ministro deve sapere che gli basta lo stipendio da parlamentare. Non ha senso un doppio stipendio».

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