Emilia, un anno dopo
il terremoto

di Francesca Porta 

È passato un anno dal terribile sisma che nel maggio 2012 ha colpito l'Emilia Romagna causando morte e distruzione. Ecco a che punto è la ricostruzione

Francesca Porta

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Erano le 4.03 del 20 maggio 2012 quando, in Emilia, la terra ha inziato a tremare. Una forte scossa di terremoto ha colpito Mirandola, San Felice, Finale Emilia e tanti altri comuni del modenese e del ferrarese. Un'altra violentissima scossa è arrivata il 29 maggio. Nel terribile sisma sono morte 28 persone, migliaia si sono ritrovate senza casa e centinaia di edifici pubblici e privati (compresi decine di negozi e di aziende) sono stati distrutti.

Oggi, a un anno esatto da quella prima scossa, l'Emilia ricorda i suoi morti con commemorazioni, fiaccolate e tante iniziative. In primis, a rendere omaggio alle vittime c'è il presidente della Camera Laura Boldrini, che oggi chiude la seduta straordinaria del Consiglio provinciale di Ferrara insieme al presidente della Regione Vasco Errani. «Faremo di tutto perché non cali l'attenzione generale sulle esigenze del territorio», ha detto la Boldrini. «Ci impegneremo a dare corso tempestivamente a tutti i provvedimenti legislativi necessari».

Perché oggi non è solo il giorno del ricordo. Per l'Emilia, e per l'Italia intera, oggi è anche il giorno dei bilanci, in parte impietosi, della costosissima ricostruzione. Secondo i dati diffusi dalla Regione Emilia, il terremoto dello scorso maggio ha causato danni per 12 miliardi di euro. Circa 14 mila edifici e 33 mila abitazioni sono stati dichiarati inagibili, per un totale di 43 mila persone sfollate.

La ricostruzione è iniziata immediatamente dopo il sisma, nel solco dell'operoso spirito emiliano. Grazie al lavoro della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco, migliaia di persone sono state alloggiate in campi e strutture apposite. Grazie alla solidarietà dell'Italia intera e a diverse iniziative (come gli SMS solidali o il concerto di Campovolo), sono stati raccolti 37 milioni di euro. Grazie ai finanziamenti pubblici (2,5 miliardi dallo Stato, 670 milioni dall'Unione europea, 6 miliardi dalla Cassa Depositi e Prestiti per famiglie e imprese a fondo perduto e 6 miliardi di prestiti dalla Cassa per il pagamento di imposte e contributi) l'Emilia ha iniziato la ripresa.

Al momento, delle 22 zone rosse create dal sisma nei centri storici, ben 16 hanno già riaperto completamente grazie a interventi provvisionali che hanno messo in sicurezza gli edifici. Oltre 5.000 famiglie sono rientrate nelle proprie case, 10.000 usufruiscono di un contributo di autonoma sistemazione, mentre 540 sono in affitto in alloggi individuati dai comuni con costi a carico dei fondi del terremoto. Circa 2.600 persone vivono in moduli prefabbricati, mentre nessuno vive più nei campi della Protezione Civile, che sono stati smantellati.

Molto lavoro è stato fatto, anche per quanto riguarda le scuole, le chiese, gli edifici pubblici, le attività commerciali e le aziende. Molto lavoro è stato fatto, con fatica e sofferenza, ma molto lavoro resta ancora da fare. Sono ancora tante le persone che non possono rientrare nelle proprie case, tante quelle che non non hanno i fondi per riaprire la loro attività commerciale o per far funzionare la propria azienda.

Per questo serve ancora la partecipazione dell'Italia intera: se volete contribuire, sul portale Open Ricostruzione potete trovare le indicazioni per farlo e anche tenere costantemente monitorati i progetti di ricostruzione. A un anno dal terremoto, serve ancora solidarietà.

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