Addio a don Andrea Gallo

di Francesca Porta 

Il celebre sacerdote è morto oggi nella Comunità di San Benedetto al Porto a causa di un problema di cuore aggravato da un versamento pleurico

Francesca Porta

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Don Andrea Gallo - Foto LaPresse

Don Andrea Gallo - Foto LaPresse

Si è spento oggi a Genova don Andrea Gallo, il sacerdote delle mille battaglie, il "prete degli ultimi" che ha dedicato la sua vita all'accoglienza dei poveri e degli emarginati. Nei giorni scorsi don Gallo era stato ricoverato all'ospedale San Martino di Genova per un problema di cuore. All'aggravarsi delle sue condizioni, il sacerdote aveva espresso il desiderio di essere portato a casa, nella Comunità di San Benedetto al Porto. Aveva 84 anni.

Nato a Genova il 18 luglio del 1928, Andrea Gallo fu attratto sin da piccolo dalla vita spirituale e religiosa dei salesiani. Iniziò il noviziato nel 1948, a vent'anni, e chiese subito di partire per le missioni, con l'intenzione di aiutare le popolazioni più povere del mondo. Fu così mandato in Brasile, dove rimase però solo un anno a causa del clima insopportabile della dittatura.

Tornato in Italia, don Gallo fu ordinato sacerdote (nel 1951) e assegnato in qualità di cappellano alla nave scuola della Garaventa, un riformatorio per minori. In quegli anni rifiutò di applicare i metodi repressivi e cercò di introdurre un metodo di rieducazione fondato sulla fiducia e sulla libertà, permettendo ai ragazzi di uscire e di vivere momenti di creativià e autogestione.

Nel 1964, dopo tre anni, venne spostato a un altro incarico e decise di lasciare la congregazione salesiana chiedendo di entrare nella diocesi di Genova. L'arcivescovo lo inviò dunque al carcere di Capraia in qualità di cappellano. Poco dopo fu trasferito alla parrocchia del Carmine, dove rimase fino al 1970 nel ruolo di viceparroco.

In quegli anni diventò celebre per i suoi metodi liberali e per la sua attenzione nei confronti dei poveri, degli emarginati e degli ultimi. Il suo comportamento, e in particolare le sue parole pronunciate in un'omelia, gli valsero l'accusa di "comunismo". L'arcivescovo decise dunque di sollevarlo dall'incarico e di inviarlo nuovamente a Capraia. Don Gallo protestò e rifiutò e venne accolto da don Federico Rebora, parroco di San Benedetto al Porto.

Lì il sacerdote ha fondato la Comunità di San Benedetto al Porto, che si occupa di recuperare le persone più emarginate della società, dai tossicodipendenti alle prostitute. Don Gallo si è battuto a lungo per la legalizzazione delle droghe leggere (una volta fu multato per aver fumato uno spinello nel palazzo del comune di Genova), il riconoscimento dei diritti degli omosessuali e la difesa dell'ambiente e del territorio. Insieme alla sua Genova, oggi lo piange l'Italia intera.