Cassazione: «Da Berlusconi accuse infamanti ai magistrati»

di Francesca Porta 

La Corte ha respinto la richiesta del Cavaliere di trasferire i processi Ruby e Mediaset a Brescia: «Strumentali esigenze latamente dilatorie»

Francesca Porta

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Silvio Berlusconi - Foto Getty Images

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Non ci sono ragioni valide per spostare il processo Ruby e il processo Mediaset a Brescia. La Corte di Cassazione ne è convinta: le richieste di trasferimento presentate dai legali di Silvio Berlusconi (e respinte lo scorso 6 maggio) sembrano ispirate «da strumentali esigenze latamente dilatorie» piuttosto che «da reali e profonde ragioni di giustizia».

La tesi, sostenuta dal Cavaliere, secondo cui esistono «contesti deliberatamente persecutori o complottistici dell'intera autorità giudiziaria milanese» è «un'accusa infamante», si legge sulla motivazione della decisione della Cassazione. «Un'accusa ingiusta e grave, che colpisce un presupposto o una precondizione irrinunciabili della professionalità e dell'onorabilità del giudice, quali il dovere di imparzialità e l'indipendenza di giudizio».

Secondo la Cassazione, dunque, «i pm fanno il loro mestiere» e «certo non può addursi a motivi di temibili intendi persecutori il fatto che essi si adoperino a svolgere le funzioni con tenacia e determinazione anche polemica e decisa, ma mai realmente esorbitante dalla normale dialettica processuale».

Anche le visite fiscali disposte dal pm Ilda Boccassini quando il Cavaliere è stato ricoverato per una uveite sono state, secondo la Corte, assolutamente legittime: «Non è dato comprendere quale vistosa anomalia o grave lesione dei diritti di difesa dell'imputato possano ravvivarsi nell'attività accertatrice del concreto impedimento a comparire dell'imputato, atteso che il semplice volontario ricovero di questo per un'infermità segnalata in sé come non grave, né oggettivamente impeditiva della partecipazione al processo, non può valere a dar luogo "ipso iure" al differimento dell'udienza».

Al contrario, invece, le accuse fatte ai magistrati milanesi sono «gravi» e «infamanti». Senza contare che sono state «superficialmente dileggiate» da Silvio Berlusconi anche le componenti del tribunale civile che hanno deciso sull'assegno mensile di separazione a favore di Veronica Lario. L'ex premier, infatti, le definì «giudicesse femministe e comuniste».

Per quanto riguarda il processo Mediaset, inoltre, oggi è arrivata anche la motivazione scritta della sentenza di condanna pronunciata l'8 maggio dalla Corte d'Appello di Milano. Secondo i giudici, «vi è la piena prova, orale e documentale, che Berlusconi abbia direttamente gestito la fase iniziale per così dire del gruppo B, e dunque dell'enorme evasione fiscale realizzata con le società off-shore». Non solo: «Berlusconi è il reale beneficiario delle catene» dei diritti tv e nel periodo in cui si sono svolti i fatti, nonostante fosse premier, «ha continuato a essere al vertice del gruppo Mediaset».

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