L'Emilia un anno dopo il terremoto: la storia di Daniela

di Francesca Porta 

A un anno di distanza dal terribile sisma del 20 e 29 maggio, ecco il racconto di Daniela, che in quei giorni perse il suo negozio di abbigliamento a Concordia

Francesca Porta

Francesca Porta

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Daniela, titolare del negozio di abbigliamento La
Soffitta

Daniela, titolare del negozio di abbigliamento La Soffitta

Ho incontrato Daniela circa un anno fa, ma ricordo il suo sorriso come fosse oggi. Quando ci siamo conosciute, Daniela non poteva più entrare in casa sua, a Mirandola, e il suo negozio di abbigliamento a Concordia era distrutto. Il terremoto che il 20 e il 29 maggio ha colpito l'Emilia Romagna, ha colpito anche le case e le attività commerciali di decine di donne emiliane. Comprese quelle di Daniela.

«I danni causati dalle scosse sono incalcolabili», raccontava Daniela un anno fa. «Io non posso rientrare in casa: dovremo fare tutta una serie di lavori, sia all'esterno del palazzo che all'interno dell'appartamento. Ci vorrà tempo e, soprattutto, ci vorranno soldi. Come se non bastasse, la scossa del 29 maggio ha reso completamente inagibile anche il mio negozio di abbigliamento usato, La Soffitta».

Una casa e un negozio. Poi, dopo il terremoto, più niente. Solo una serie infinita di lavori da fare (e da pagare) e un negozio da riavviare con pazienza e fatica. Eppure, un anno fa, Daniela era riuscita a sorridermi. Si era rimboccata le maniche e, con un'operosità tutta emiliana, aveva affittato un capannone dove ricominciare a vendere i suoi vestiti e aveva avviato una rete di vendita online.

Oggi, a un anno di distanza dalla terribile scossa del 20 maggio 2012, il sorriso di Daniela è più debole. Perché per lei, e per le centinaia di emiliani (e di aquilani, non dimentichiamolo) che si trovano nella stessa situazione, il momento più difficile è adesso. Un anno fa, quando le telecamere e i microfoni di tutta Italia erano puntati sull'Emilia, era più facile trovare la forza di rimettersi in gioco. Era più viva la speranza. Oggi, nell'oscurità del lavoro quotidiano, è più grande la fatica.

«Solo pochi giorni fa abbiamo ottenuto l'agibilità della casa», mi ha raccontato oggi Daniela. «Per noi è stato un momento di grande gioia, ma arrivarci è costato tanto. In primis in termini economici, dato che abbiamo proceduto alla ristrutturazione con le nostre forze. In questi mesi, infatti, abbiamo incontrato molte difficoltà nel richiedere il contributo statale previsto per la ricostruzione: abbiamo cambiato ben tre ingegneri perché, se tutti si dichiaravano pronti a dirigere i lavori, pochi sono stati disposti a firmare i documenti necessari per presentare questa richiesta».

«Ora ci siamo riusciti, abbiamo trovato una persona che ci aiuterà con i documenti, ma ci è voluto quasi un anno», ha raccontato. «E chissà quanto ancora ci vorrà per ottenere questi soldi. La burocrazia è complessa e ha tempi molto lunghi: sappiamo che a Mirandola solo il 2% di chi ha fatto richiesta ha già ottenuto il contributo di ricostruzione. Gli altri, come noi, stanno dando fondo ai risparmi di una vita per poter rientrare nella propria casa».

A ciò si aggiunge l'arrivo di tutte le bollette e le tasse che nel periodo immediatamente successivo al sisma erano state sospese. «Non appena avuta l'agibilità della casa, sono arrivate le bollette di un anno. Tutte. L'ammontare totale della cifra da pagare, te lo lascio immaginare. Forse sarebbe stato meglio continuare a pagarle normalmente, un po' per volta. Ora, oltre a dover portare avanti i lavori di ristrutturazione (quest'anno abbiamo fatto solo le cose più urgenti), dovremo pagare tutte le tasse e le utenze arretrate in un colpo solo».

Per quanto riguarda il negozio di abbigliamento, Daniela ha ammesso con dispiacere che quella pensata come soluzione provvisoria (il capannone preso in affitto) è diventata di fatto una situazione definitiva. «Inizialmente volevo riaprire il negozio a Concordia con i fondi del contributo statale (che dovrebbero arrivare nel mese di settembre), ma poi ho cambiato idea», ha spiegato. «Il centro di Concordia è deserto. È un centro storico fantasma: le piazze sono vuote, le strade semi-deserte. È accaduto quello che temevamo un anno fa: i centri storici hanno avuto la peggio. È difficile, ci sono aziende che allora sono rimaste aperte, e che oggi sono costrette a chiudere».

Nonostante tutto, Daniela continua a rimboccarsi le maniche e a lavorare per un nuovo inizio, per ricominciare. Continua a vendere online ( cliccate qui e anche qui). Continua a lavorare per rimettere in sicurezza la sua casa, per ristrutturare quanto distrutto dalle scosse. Continua anche a sorridere. Da parte nostra, di italiani non terremotati, dobbiamo continuare a ricordare l'Emilia e lo sforzo quotidiano delle persone che la abitano. Dobbiamo continuare ad aiutare, per quanto possiamo.

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