Cos'è il «caso Shalabayeva» e cosa sta succedendo

di Francesca Porta 

Alma Shalabayeva e la figlia di sei anni sono state espulse dal Paese il 31 maggio perché in possesso di un passaporto falso. Il documento, invece, era autentico (e diplomatico), tanto che il governo è stato costretto a revocare l'espulsione

Francesca Porta

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Alma Shalabayeva e la figlia Alua - Foto Ansa

Alma Shalabayeva e la figlia Alua - Foto Ansa

Le prime pagine di tutti i giornali italiani sono oggi occupate dalla vicenda di Alma Shalabayeva, la moglie del dissidente kazaco Mukhtar Ablyazov espulsa dall'Italia lo scorso 31 maggio insieme alla figlia Alua, di soli sei anni. La vicenda, dai tratti alquanto confusi, ha fatto il giro del mondo, mettendo di fatto il nostro Paese al centro di uno scandalo diplomatico. Di cosa si tratta? Ecco, punto per punto, le vicende legata al «caso Shalabayeva».

La storia di Alma e Mukhtar

Alma Shalabayeva è la moglie di Mukhtar Ablyazov, il fondatore del principale partito di opposizione al regime del Kazakistan, guidato da Nazarbayev. Per diversi anni Ablyazov è stato a fianco del presidente in qualità di ministro dell'Industria e del Commercio, ma poi ha deciso di prendere le distanze perché il regime era diventato troppo intimidatorio e repressivo.

A quel punto, Ablyazov è stato accusato di aver sottratto illegalmente un'ingente somma (circa 5 miliardi di dollari) a un'importante banca del Kazakistan. Ablyazov è stato dunque arrestato e torturato. Secondo molti, l'accusa (alla quale poi sono seguite altre) sarebbe stata puramente strumentale al vero scopo del governo: ridurre al silenzio il dissidente.

Nel 2003 Amnesty International è riuscita a far uscire Ablyazov dal carcere. L'ex ministro e la sua famiglia si sono rifugiati per alcuni anni in Russia, poi hanno trovato asilo in Inghilterra. Quando il loro rifugio ha iniziato a rivelarsi meno sicuro, Alma Shalabayeva e la figlia più piccola, Alua (6 anni), si sono trasferite in Italia.

Il fermo e l'espulsione

Nella notte tra il 28 e il 29 maggio 2013 cinquanta poliziotti hanno fatto irruzione in una villa romana di via Casal Palocco, dove viveva Alma Shalabayeva, ospite della cognata. Le forze dell'ordine speravano di trovare Mukhtar Ablyazov, destinatario di un mandato di cattura internazionale, e invece hanno trovato solo la moglie e la figlia minore. Le due sono state condotte in Questura, dove gli agenti hanno controllato i loro documenti. Secondo la versione ufficiale, Alma ha mostrato agli agenti un passaporto diplomatico della Repubblica Centrafricana che è stato giudicato falso. Per questo madre e figlia sono state espulse dal Paese.

Il passo indietro

Il 5 luglio il tribunale di Roma ha stabilito che il passaporto della Shalabayeva era autentico. Resosi conto dell'errore, venerdì 12 luglio il governo italiano ha deciso di annullare il decreto di espulsione. Nel frattempo, però, il caso aveva già fatto il giro del mondo, trasformandosi in uno scandalo. Perché l'Italia ha espulso la moglie e la figlia di un politico kazaco protetto dall'asilo politico britannico? La donna, inoltre, ha raccontato di essere stata insultata e maltrattata durante il fermo (affermazione smentita dalla polizia italiana).

Gli agenti

Secondo quanto ricostruito dai quotidiani e dalle agenzie di stampa, l'operazione è partita a seguito dell'intervento dell'ambasciatore del Kazakistan a Roma, che ha segnalato la presenza di Ablyazov in città e ha chiesto l'intervento delle forze dell'ordine italiane per arrestarlo. L'ambasciatore avrebbe parlato direttamente con il prefetto Giuseppe Procaccini, capo di gabinetto del ministro dell'Interno Angelino Alfano, che avrebbe coinvolto nella vicenda i prefetti Alessandro Valeri e Francesco Cirillo.

A dare il via al blitz sarebbe stato Alessandro Marangoni, allora capo della polizia pro tempore (si è infatti nel periodo compreso tra la morte di Manganelli e la nomina di Pansa). Nella vicenda, soprattutto per quanto riguarda il fermo e l'espulsione di Alma e della figlia, è coinvolto anche il questore di Roma Fulvio Della Rocca.

Le domande

Ora, una volta appurato che l'espulsione della Shalabayeva e della figlia è stato un errore, resta da chiedersi come è stato possibile commetterlo. È possibile che nessuno degli agenti coinvolti nel blitz (e si parla dei vertici della polizia), non fosse venuto a conoscenza del fatto che Ablyazov, oltre a essere ricercato, era anche un uomo protetto dall'asilo politico? Possibile che il ministro dell'Interno Alfano non sapesse nulla della vicenda? Possibile che la notte del fermo della moglie Alma e della figlia un passaporto autentico sia stato scambiato per falso? Possibile che il ministero degli Esteri, interrogato via fax sull'identità della donna, non abbia comunicato il suo stato di rifugiato diplomatico? Come può accadere, in un caso simile, che le comunicazioni tra il Viminale e la Farnesina funzionino così nebulosamente?

Le risposte (?)

Il ministro dell'Interno Alfano ha chiesto al nuovo capo della polizia di stendere una relazione precisa sui fatti di quella notte. Come già annunciato dal premier Enrico Letta, sulla base della ricostruzione della polizia saranno presi provvedimenti seri nei confronti dei responsabili di quanto accaduto. Secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, Alfano dovrebbe riferire sul caso in Parlamento entro la fine della settimana.

Leggi anche:

>>SU VANITY FAIR: Intervista a Madina, figlia di Alma e Mukhtar

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