Ripristinare il vecchio articolo 18. È questo l'obiettivo del
referendum presentato oggi in Cassazione da un
comitato promotore composto da Sel, Idv, Rc, Pdci, Fiom-Cgil, Verdi
e dai giuristi Pier Giovanni Alleva e Umberto Romagnoli.
Il referendum, di carattere abrogativo, è composto da
due quesiti. Il primo mira a cancellare le
modifiche apportate all'articolo 18 dello Statuto dei
lavoratori dalla recente riforma del mondo del lavoro firmata dal
ministro Elsa Fornero.
In pratica, la nuova normativa prevede che, in caso
licenziamento senza giusta causa, l'azienda sia obbligata a
reintegrare il lavoratore nel suo posto di lavoro solo se il
licenziamento è avvenuto per motivi discriminatori. Se, invece, il
licenziamento è avvenuto per motivi economici oper motivi
disciplinari soggettivi, spetta al giudice decidere se l'azienda
sarà obbligata a reintegrare il lavoratore oppure no.
Il vecchio articolo 18, che i promotori del referendum chiedono
di ripristinare, prevedeva invece il reintegro nel posto di
lavoro in tutti i casi di licenziamento senza giusta causa,
indipendentemente dal motivo del licenziamento
(discriminatorio, economico o disciplinare).
Il secondo quesito referendario proposto, invece, ha come
obiettivo il ripristino «dei diritti minimi e universali previsti
dal contratto nazionale di lavoro, cancellati dal governo
Berlusconi con l'articolo 8 del decreto legge n.138 del
2011».
«I questiti cercando di reinstaurare la civiltà del
lavoro che si fonda sul diritto di non essere licenziati
senza giusta causa» - ha dichiarato il leader di Sel Nichi
Vendola - «e vogliono abolire la delega che cancella i
contratti nazionali e rende i cittadini ricattabili». Sulla stessa
lunghezza d'onda si sono espressi anche il leader dell'Idv
Antonio Di Pietro e il segretario del Pdci
Oliviero Diliberto, anch'essi tra i promotori del
referendum.
Non è ancora chiara, invece, la posizione del Partito
Democratico. Se, infatti, Rosy Bindi ha parlato
del referendum come di «un grave errore», il segretario
Pierluigi Bersani non ha rilasciato nessuna
dichiarazione ufficiale. Il dibattito, d'altronde, è appena
cominciato: le firme cominceranno a essere raccolte solo il 12
ottobre.
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