Articolo 18, Vendola e Di Pietro promuovono un referendum

di Francesca Porta 11 settembre 2012

Un comitato promotore ha presentato oggi in Cassazioni due questiti referendari che mirano ad abolire le modifiche apportate all'articolo 18 dalla riforma Fornero

Francesca Porta

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Antonio Di Pietro e Nichi Vendola - Foto LaPresse

Antonio Di Pietro e Nichi Vendola - Foto LaPresse

Ripristinare il vecchio articolo 18. È questo l'obiettivo del referendum presentato oggi in Cassazione da un comitato promotore composto da Sel, Idv, Rc, Pdci, Fiom-Cgil, Verdi e dai giuristi Pier Giovanni Alleva e Umberto Romagnoli.

Il referendum, di carattere abrogativo, è composto da due quesiti. Il primo mira a cancellare le modifiche apportate all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori dalla recente riforma del mondo del lavoro firmata dal ministro Elsa Fornero.

In pratica, la nuova normativa prevede che, in caso licenziamento senza giusta causa, l'azienda sia obbligata a reintegrare il lavoratore nel suo posto di lavoro solo se il licenziamento è avvenuto per motivi discriminatori. Se, invece, il licenziamento è avvenuto per motivi economici oper motivi disciplinari soggettivi, spetta al giudice decidere se l'azienda sarà obbligata a reintegrare il lavoratore oppure no.

Il vecchio articolo 18, che i promotori del referendum chiedono di ripristinare, prevedeva invece il reintegro nel posto di lavoro in tutti i casi di licenziamento senza giusta causa, indipendentemente dal motivo del licenziamento (discriminatorio, economico o disciplinare).

Il secondo quesito referendario proposto, invece, ha come obiettivo il ripristino «dei diritti minimi e universali previsti dal contratto nazionale di lavoro, cancellati dal governo Berlusconi con l'articolo 8 del decreto legge n.138 del 2011».

«I questiti cercando di reinstaurare la civiltà del lavoro che si fonda sul diritto di non essere licenziati senza giusta causa» - ha dichiarato il leader di Sel Nichi Vendola - «e vogliono abolire la delega che cancella i contratti nazionali e rende i cittadini ricattabili». Sulla stessa lunghezza d'onda si sono espressi anche il leader dell'Idv Antonio Di Pietro e il segretario del Pdci Oliviero Diliberto, anch'essi tra i promotori del referendum.

Non è ancora chiara, invece, la posizione del Partito Democratico. Se, infatti, Rosy Bindi ha parlato del referendum come di «un grave errore», il segretario Pierluigi Bersani non ha rilasciato nessuna dichiarazione ufficiale. Il dibattito, d'altronde, è appena cominciato: le firme cominceranno a essere raccolte solo il 12 ottobre.

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