È stata sposata con un uomo, dall'86
al '90. Lo chiama ancora «mio marito», anche se sono divorziati,
come racconta all'
Unità . E l'ha amato molto, probabilmente. Come da un anno
e mezzo ama molto Ricarda Trautmann, 43 anni,
criminologa tedesca. Oggi Paola Concia, che di
anni ne ha 46 ed è la sola deputata del Pd omosessuale dichiarata,
annuncia che se la sposa, la sua compagna. A giugno. In un castello
in mezzo ai vigneti poco distante da Francoforte, dove Ricarda
vive. «Sarà una festa bellissima, vorrei fosse Angela Merkel a
officiare la cerimonia». Una scelta fatta con sugli anulari di
entrambe già due anelli gemelli, d'oro giallo e diamanti neri. E
che serba in sé un dispiacere grande per l'Italia, dove «le unioni
tra amanti dello medesimo sesso non sono previste». In Germania,
invece, grazie a una legge entrata in vigore ad agosto, potranno
scegliersi un nome comune, e darsi assistenza reciproca, con un
riconoscimento pieno dei diritti. Oltre che adottare figli, dal
2004: «Non è nostra intenzione averne o adottarne, ma chi lo vuole
dovrebbe poterlo fare». La Concia è stanca di dover usare il
condizionale, eppure è obbligata: dice d'aver scelto di rendere
ufficiale il suo matrimonio perché da «unica omosessuale dichiarata
in Parlamento, non sarebbe certo passato inosservato», e già in
tempi non sospetti a domanda sul viaggio di nozze, girandosi alla
compagna le strizzava l'occhio in una provocazione: «Potremmo farlo
davanti al tribunale dei diritti a Bruxelles, che dici?».
Noi pensiamo che: Se
c'è in gioco una battaglia così importante, come questa su diritti
civili non riconosciuti, vale forse la pena che anche un atto così
intimo, come lo è una promessa d'altare, esca dalla sfera
privata e invada i giornali, e ingrossi i discorsi, e muova le
istituzioni. Perché i condizionali diventino presenti
indicativi.