Giulia Bongiorno, lei fa l'arringa show

L'avvocato Giulia Bongiorno al processo del delitto di Perugia difende Raffaele Sollecito citando Sergio Endrigo

di Lavinia Farnese
<p>Giulia Bongiorno, lei fa l'arringa show</p>
PHOTO GETTY IMAGES

Giulia Bongiorno è siciliana di Palermo, e fa l'avvocato. La penalista, per l'esattezza. È una dura, una che calibra parole con ferma misura, mentre di rosso vestita prende il toro per le corna. Davanti ai giudici ha difeso Giulio Andreotti dall'accusa di mafia, Piero Angela da quella di diffamazione, Stefano Bettarini per le scommesse illecite. Nella sua cartella ci sono le carte di Vittorio Emanuele di Savoia, di Celementina Forleo,  di Gianfranco Fini. Da lei, quindi, c'è da aspettarsi grandezza di meta, in ogni suo volo pindarico. Come quello di oggi: Giulia Bongiorno si è presentata in aula, per la difesa di Raffaele Sollecito, imputato per l'omicidio di Meredith Kercher, dopo un'infiammazione all'appendice curata dal padre medico del suo assistito. E nell'intreccio dell'arringa, sì. Nell'intreccio dell'arringa, davanti alla Corte d'assise di Perugia, per dar forza al suo sospetto che nel delitto di Perugia ci sia stata una contaminazione dei reperti, e per far toccare con mano i néi della ricostruzione accusatoria dal «sapore d'opera incompiuta, dove manca la parte essenziale», ha citato il verso di una canzone di Sergio Endrigo. Con gli occhialetti e la toga al microfono: mi sembra un po' come quella canzone…«c'era una casa tanto carina senza soffitto e senza cucina». Bocca spalancata di mezza Corte. La stessa, che si è sentita raccontare di un'Amanda Knox (che rischia anche lei con Sollecito la condanna all'ergastolo) come la «Amelie di Seattle», una ragazza che vive nel suo favoloso mondo, «guarda la gente con gli occhi di una bambina, sprizza energia ed ha un approccio con la vita spontaneo ed imprudente». Così è, per la Bongiorno, che stupisce ancora una volta dai banchi del Tribunale, e che eppure l'aveva condiviso, il suo segreto, un giorno. Aveva detto che «da un processo penale si esce come minimo con un tic nervoso», perché «in aula, poi, spesso si improvvisa. Più sei preparato e più sei bravo ad improvvisare».

Noi pensiamo che: Oggi l'avvocato Bongiorno era parecchio preparata.


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