DAI PALAZZI14:41 - 30 novembre 2009

Caro figlio ti scrivo

Una lettera di Pier Luigi Celli al figlio, un commento alla situazione italiana

di Greta Privitera
<p>Caro figlio ti scrivo</p>

Un padre. Carta e penna. Un figlio. Questo è il preambolo. Scrive un uomo, Pier Luigi Celli, il direttore generale della Luiss, una lettera commovente  al suo ragazzo, e avvilito ammette "avremmo voluto che l'Italia fosse diversa e abbiamo fallito"."Figlio mio, lascia questo paese". "Sei stato bravo" gli dice, "questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio". Sono parole di un uomo che ha perso la speranza, che malinconicamente ammette di averci creduto ma di essere deluso da questa Nazione che ha creato una  "Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali". Continua dicendo "questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai". Il Belpaese dello stagista sottopagato e del belloccio tutto muscoli riconosciuto, insomma. Lo stesso Paese che un tempo ha ospitato i grandi dell'Arte e della poesia e che  oggi i suoi preziosi "cervelli li fa scappare". "Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero".  Scrive Celli amaramente, "scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati". La lettera si conclude con queste parole: "Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze". Tanti pensieri scorrono. Quest'uomo ha ragione. Un Italia dilaniata, la nostra. E favorito dalla sorte è questo figlio, destinatario di questa prova d'amore, ad avere un padre che può permettergli di studiare e di provare. Quanti sono, invece, le ragazze e i ragazzi che non possono scegliere? Quelli costretti a lavorare perché figli di cassaintegrati? E quei padri che oltre al dolore per la situazione di questo Paese, vivono l'amarezza di non poter nemmeno offrire una via di fuga ai loro eredi?

Noi pensiamo che: condividere questa lettera sia doveroso. Ma abbiamo anche una piccola speranza che questi giovani uomini e giovani donne trovino la strada e la forza per cambiare le cose e ridare luce a questo Italietta stanca.


Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).