-17:05 - 02 dicembre 2009

Aspettando la fine del mondo, tra leggende, catastrofismi e arte

di Greta Privitera
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PHOTO GETTY IMAGES

21/12/12. Questo susseguirsi di uno e due sta facendo battere i denti agli alcuni suggestionabili. Chissà che ci succederà? Arriveranno gli alieni? Imploderemo? Rimarremo al buio?  Ci coloreremo di verde? Tutta colpa dei Maya, sempre loro, e di quel calendario poco chiaro a noi moderni. Poi, nei periodi di crisi (ah, la crisi), le parole catastrofe, allarme, distruzione sono melodia tra gli animi agitati. E anche se gli scienziati più illustri del pianeta smentiscono la profezia misteriosa con formule scientifiche e delucidazioni razionali, in molti rimangono ancorati, o arenati, a questo arcano enigma, che, onestamente, se non vissuto con angoscia, ha anche il suo fascino. In attesa di vedere come andrà a finire, ovviamente si accettano scommesse, è divertente osservare le varie reazioni dei  creativi  di tutto il mondo. Come sempre vincono gli hollywoodiani, che, in fretta e furia, hanno sfornato il film dell'anno, "2012" di Roland Emmerich,  che ha sbancato i botteghini. Poi la rete infestata da milioni di siti web dedicati a questa data, ognuno con i suoi consigli personali e le sue previsioni su misura, che si fanno fonte principale delle ansie degli ansiosi. E seguono le mostre d'arte, una in particolare del fotografo texano, Richard Ross, dal nome "Waiting for the end of the world", nella quale vengono esibiti scatti di rifugi atomici pronti ad ospitare eccentrici proprietari sparsi per tutto il mondo, dalla Svizzera degli orologi al Texas dei rodei, che arredano con cura e attenzione per i dettagli i loro bunker della salvezza.

Noi pensiamo che: è piacevole notare come la paura si trasformi in arte, e come l'arte si trasformi in scongiura.

 


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