DAL MONDO10:59 - 03 dicembre 2009

Bombe a Damasco e Mogadiscio

Attentati in due città: damasco e Mogadiscio. Decini di feriti e morti

di Greta Privitera
<p>Bombe a Damasco e Mogadiscio</p>

E' mattina, una mattina come tante. Ci si alza, si portano i bambini a scuola, ci si saluta, si litiga, si guida, si fa colazione. Così, come ogni giorno, si prende l'autobus e magari si ascolta della buona musica, si legge un libro, si chiacchiera con il vicino o, semplicemente,  si aspetta la propria fermata. Non si pensa di morire. Ma a Damasco, oggi, si muore. Un autobus è esploso provocando dei feriti. Lo riferisce la tv satellitare al Jazira. L'esplosione è avvenuta nell'affollato quartiere periferico di Sayyeda Zainab e decine di persone sono rimaste coinvolte. La zona è meta di pellegrinaggio. L'attacco è stato compiuto nel giorno della visita ufficiale, nella capitale siriana, di Said Jalili, segretario generale del Supremo Consiglio iraniano per la sicurezza nazionale. La tv libanese al Manar, del movimento sciita filo-iraniano Hezbollah, afferma dal canto suo che "tra le vittime ci sono degli iraniani". Secondo le prime testimonianze, l'esplosione avrebbe fatto decine di feriti e alcuni morti. Poco lontano da Sayda Zeinab, nel settembre 2008, si era verificato un altro attentato dinamitardo nel quale erano rimaste uccise 17 persone. Poi, una donna accende la televisione sorseggiando la sua bevanda mattutina. Rassetta casa, cucina, e parla con la sua amica al telefono. Il giornalista in tv riporta una notizia: esplode autobus in città. Quella stessa donna, che è madre, moglie e sorella, rimane immobile. Pensa a sua figlia, suo figlio, suo marito, suo fratello. Oggi,  come ogni giorno, sono andati tutti in città. Lontano, a Mogadiscio in Somalia, succede la stessa cosa. L'esplosione è stata violentissima. Ha distrutto un'ala di un albergo e fatto saltare in aria, a decine di metri di distanza, tutte le auto parcheggiate nel cortile interno. Tutta la zona è avvolta da una coltre di fumo, tra i lamenti dei feriti. All'interno dell'albergo la situazione è ancora più grave: tre ministri sono morti. Si tratta del ministro dello Sport Sulheiman Olad Roble, quello della Sanità Qadar Aden e quello dell'Educazione Ibrahim Addow. Dopo settimane di violentissimi scontri tra le due milizie degli al Shabab e di Izbu al ilsam, i primi hanno preso il sopravvento e adesso controllano indisturbati tre quarti del territorio del Paese.
Città diverse, motivi diversi, ma stesso risultato.

Noi pensiamo che: il terrorismo, così come ogni altra forma di violenza, non fa altro che fomentare sempre di più quegli estremismi che allontanano dalla costruzione di ideali di pace e condivisione. Non esistono, mai, buoni motivi per uccidere. A maggior ragione se lo si fa "a caso".


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